Gli otto nani repubblicani se le suonano davvero

Dopo un acceso dibattito in televisione, le elezioni simulate di oggi
scremeranno i candidati. E a sfidare Obama resteranno in ben pochi

Si comincia a fare sul serio finalmente, in Iowa, dove si svolgeranno a fine anno le prime primarie repubblicane, chiamate caucus. Per un giorno si metterano da parte i discorsi pieni di promesse, la retorica, le strette di mano e le foto di rito nei ristoranti e supermarket. Basta chiacchiere ed exit poll, arrivano i primi numeri non pienamente veri, ma veritieri e indicativi. Arrivano i primi voti anche se “simulati”, ma che possono risultare pesanti per alcuni degli otto candidati repubblicani che vogliono conquistare la nomination per sfidare il presidente Obama nel 2012. Saranno aperte oggi, per ben 12 ore, le urne dello straw poll, un'elezione simulata a cui possono partecipare non solo repubblicani registrati, ma anche democratici e indipendenti. Basta donare 5 dollari o anche più, che andranno nella casse del partito repubblicano, e si può votare uno degli otto sfidanti repubblicani.
Le previsioni parlano di un'affluenza record con decine di migliaia di elettori “finti”, ma che tra pochi mesi saranno veri, in quanto lo straw poll si tiene nella cittadina di Ames, all'interno della fiera agricola più importante e visitata dello Stato dell'Iowa: una settimana di feste, concerti, show di ogni tipo con montagne di hamburger e hot dog servite a circa un milioni di visitatori paganti. Un terzo della popolazione dell'Iowa fa un salto a questa fiera, dove si può incontrare, scambiare qualche battuta e farsi fotografare oggi con tutti gli otto candidati repubblicani. E c'è di più. È arrivata anche Sarah Palin ieri, alla fiera di Ames, ancora indecisa se scendere in campo per le primarie repubblicane, ma non sarà in lista oggi per le elezioni simulate. E c'è anche il popolare governatore del Texas, Rick Perry, che annuncia oggi la sua candidatura alle primarie, ma neanche lui sarà in lista in queste elezioni simulate.
Vedremo così a tarda notte se il favorito Mitt Romney, miliardario, uomo d'affari di successo ed ex governatore del Massachusetts, sarà il più premiato dagli elettori di un piccolo Stato agricolo come l'Iowa, per niente indicativo nel futuro delle primarie, ma che serve da filtro e selezione naturale: nelle primarie vere di fine anno soltanto i primi 3 o 4 candidati andranno avanti, gli altri dovranno ritirarsi specie se non riusciranno a ottenere un consenso a doppia cifra percentuale. E gli occhi sono puntati sulla deputata del Minnesota, Michelle Bachmann, sconosciuta fino a pochi mesi fa al grande pubblico, ora una delle leader dure e pure del Tea Party che non fa dormire sonni tranquilli a Obama. Tutti i media e network nazionali sono arrivati ad Ames, diventata una piccola Washington per alcuni giorni, per seguire in diretta lo straw poll e vedere se la rivelazione Bachmann continuerà ad essere la numero 2 dei sondaggi alle spalle di Romney. Gli altri sei candidati sono e restano al momento quasi anonimi, ininfluenti e tutti con un gradimento a una sola cifra percentuale. Anche l'ultimo arrivato, l'ex ambasciatore in Cina ed ex governatore dello Utah, il miliardario Jon Huntsman, «è praticamente non pervenuto» ha scritto ieri il Washington Post.
Nel secondo dibattito, che si è svolto giovedì sera nell'università statale dell'Iowa, gli otto candidati si sono scambiati accuse pesanti, polemiche al vetriolo e colpi bassi, quasi tutti indirizzati alla Bachmann, accusata dall'ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty e dall'ex senatore della Pennsylvania, l'italoamericano Rick Santorum (mamma e papà salernitani), di non essere una leader bensì una presenzialista di talk show. Molto applaudito il vecchio Ron Paul, un libertario e congressman del Texas, l'unico repubblicano ad aver chiesto il ritiro delle truppe dall'Irak e Afghanistan per posizionarle lungo il confine colabrodo con il Messico. Per il resto, il dibattito ha visto Mitt Romney ancora una volta il più presidenziale e inattaccabile al momento.