Otto quintali di bronzo per papa Wojtyla a Chiavari

Opere che prendono corpo nella dimensione più alta ed intima, benché votata alla condivisione, dell'uomo. Opere che nascono e sono compiute nel solco del sacro, celando storie di impegno e passione quotidiani, e ritessendo quell'antichissimo e mai sopito legame tra la Chiesa e le arti. È in questo ambito che s'inscrive l'avventura del progetto «Giovanni Paolo II, un dono», che festeggia la sua penultima tappa nell'atrio del Palazzo Vescovile della Diocesi di Chiavari. Fino a domenica 20 gennaio (ore 9-12; 15-17) approda finalmente nel Tigullio la statua bronzea del Santo Padre realizzata da Gaspare Da Brescia, artista di origine calabrese da tempo residente in Gallura, la cui gestazione è riportata nelle immagini di Laura Camia che accompagnano l'esposizione. L'opera, che sarà collocata a Pasqua nel pronao della Cattedrale di Nostra Signora dell'Orto con una cerimonia ufficiale, ove sarà presentato anche il volume che ne ripercorre la genesi, è in realtà nel cuore di Chiavari già da tempo, da quando, nel settembre del '98, vi giunse in visita pastorale Papa Giovanni Paolo II. Il desiderio del Vescovo Alberto Tanasini di porgere non un semplice omaggio, ma di ricordare quel dono con un segno di fede e amore, si è concretato anni dopo in un evento che ha visto proprio Gaspare Da Brescia, insieme alla nota cantante israeliana Miriam Meghnagi, a poeti ed attori, al centro di «Verso Gerusalemme», progetto interdisciplinare ideato e organizzato da Nuova Eos, associazione presieduta da Eugenia Galardi. Inaugurato, «coincidenza» curiosa, il 2 aprile 2006, data della chiusura dei libri del processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II, l'evento ha condotto a Chiavari l'artista, che l'anno successivo vi è tornato allestendo per un mese all'Oratorio dei Filippini un laboratorio d'arte sulla scia delle botteghe medievali. Accanto a sculture e pitture, la statua del Santo Padre aveva preso corpo in creta, giorno dopo giorno, davanti agli occhi dei visitatori. Ma l'opera, presto, sarebbe tornata semplice terra senza il passaggio, obbligato, della fusione in bronzo. Sarebbe, appunto. Il desiderio di rendere eterno questo dono ha trovato nell'impegno dell'associazione Nuova Eos e di un comitato civico nato spontaneamente - formato da monsignor Francesco Isetti, Eugenia Galardi, Roberto Napolitano, Francesco Bruzzo, Elvira Landò - il modo di realizzarsi. Grazie al contributo di Carige, il calco della statua in creta è approdato alla fonderia «Maestranze Napoletane» per trovare il proprio corpo in otto quintali di bronzo e, dopo essere stato rifinito in Gallura dall'artista, tornare nel luogo ove è stato concepito e cui è destinato.
Quella Chiavari che adesso ricorda il Santo Padre e la sua visita in un'opera ove l'uomo e il pastore non sono semplicemente evocati, ma trovano quella chiara e sincera voce di fede cui da sempre, e a ogni latitudine, le arti guardano.