Otto su dieci vogliono il primo ministro eletto dal popolo

da Milano

Elezione diretta del premier, norme antiribaltone, legge elettorale senza più liste «blindate» dai partiti, maggiori poteri a Comuni e Regioni. L’indagine della Fondazione per la Sussidiarietà disegna una classifica piuttosto chiara delle riforme istituzionali considerate migliorative dall’opinione pubblica.
Il sondaggio, condotto su un campione di 1.600 intervistati, mette in luce una spontanea propensione verso modifiche che possano snellire lo Stato centrale, aumentare l’efficienza con un progressivo trasferimento di competenze alle amministrazioni più vicine ai cittadini (il cosiddetto principio di «sussidiarietà») anche a livello fiscale, e l’individuazione di strumenti per garantire la governabilità. Primo tra tutti, l’elezione diretta del premier, su cui si esprime favorevolmente più del 76% degli intervistati, contro poco meno del 21% che lo vorrebbe eletto dal Parlamento.
Sullo stesso solco la risposta positiva (più del 60%) all’ipotesi di introdurre nella Costituzione norme antiribaltone, che impediscano cioè la formazione di un governo diverso dalla coalizione uscita vincente dalle elezioni. Sulle consultazioni, poi, la stragrande maggioranza (89%) chiede di poter tornare a esprimere una o più preferenze tra i candidati presentati dai partiti, mentre sulla legge elettorale gli intervistati si orientano più sul maggioritario (47%) che sul proporzionale (29%). Ancora sul tema governabilità il 74% degli intervistati si esprime a favore di un premio di maggioranza per il vincitore, e oltre il 67% si dichiara favorevole alle clausole di sbarramento contro i «partitini». Un deciso no (43%) anche alla nomina diretta dei senatori a vita da parte del capo dello Stato e alle riforme fatte dalla sola maggioranza. Secondo l’83% degli intervistati la modifica della Costituzione è una responsabilità che deve essere condivisa da Parlamento, società civile e poteri locali.
Se il governo è considerato l’organismo più idoneo per promuovere lo sviluppo economico, è il Comune quello che ispira più fiducia (37,7%). La maggioranza è favorevole a un incremento dei poteri legislativi delle Regioni e ad una trasformazione del Senato in un seconda Camera federale. Nel complesso però, riguardo all’effetto del decentramento finora realizzato, gli intervistati si dividono tra quelli che pensano che la situazione sia invariata (35%) e quelli convinti che sia addirittura peggiorata (35%). In definitiva il 70% ritiene che il decentramento, con la redistribuzione dei poteri tra Stato centrale e autonomie locali, non abbia portato miglioramenti significativi in termini di sicurezza e delle condizioni di vita dei cittadini. Oltre il 60% tuttavia pensa che il federalismo fiscale possa avere effetti positivi sulla riduzione degli sprechi, sull’evasione e anche essere un’opportunità per lo sviluppo delle aree depresse.