Ottobre ko, ma le Borse studiano il rimbalzo

Il rimbalzo da qui a fine anno ci sarà anche se le Borse resteranno nervose e la visibilità limitata ancora per qualche mese. I signori del risparmio gestito italiano provano a lasciarsi alle spalle l’«ottobre rosso» dei mercati azionari. Malgrado la rimonta di venerdì scorso Wall Street, il primo listino al mondo, ha perso il 14 per cento in un mese; a Manhattan non andava così male da 21 anni. Clima da caccia alle streghe anche tra le Borse Europee così come a Milano, dove l’indice S&P Mib ha lasciato sul terreno il 16,8 per cento (meno 25,7% l’ammanco da inizio settembre).
La scorsa settimana però le Borse, aiutate dal taglio dei tassi deciso dalla Federal Reserve, sono tornate a respirare e l’amministratore delegato di Azimut, Pietro Giuliani, pensa che a breve gli investitori riporranno nell’armadio, insieme ai vestiti di Halloween, anche il terrore reciproco che da inizio anno ha praticamente dimezzato il valore delle società quotate in tutto il mondo. «Allo stato attuale l’investimento azionario è di gran lunga il più promettente, a patto di muoversi su un orizzonte di 24 mesi, di diversificare e di farsi consigliare da un bravo gestore», prosegue Giuliani. Fiducia nella Borsa che l’ad di Azimut, una delle poche sgr italiane realmente indipendenti dal sistema bancario, mette in pratica anche come imprenditore proseguendo il piano di riacquisto di azioni proprie.
«Purtroppo ormai siamo a un soffio dal limite del 10% e quindi dovremo fermarci», prosegue Giuliani, convinto che la liquidità non vada tenuta ferma in bilancio ma impiegata in acquisizioni o puntando sulla Borsa. Anche perché entro Capodanno i mercati azionari «potrebbero recuperare fino al 20-30%», stima Giuliani sottolineando però che occorrono nervi saldi perché la situazione «resterà molto volatile, nervosa». L’ipotetico rimbalzo poggia sul fatto che i listini «stanno già scontando una prolungata recessione mondiale» e sulla consapevolezza che parte del tracollo delle scorse settimane è stato dovuto alle vendite «forzate» da parte di investitori istituzionali, hedge fund compresi, costretti a rientrare. L’eventuale rally di fine anno non sarebbe sufficiente per ripianare un bilancio che resterebbe ampiamente negativo per Piazza Affari (ai valori attuali l’S&P Mib cede il 44% da gennaio) ma cancellerebbe alcuni valori difficili da giustificare perlomeno rispetto ai fondamentali delle società che continuano a produrre utili.
Chiunque si avvicini alla Borsa deve però accettare che nei prossimi mesi molto dipenderà da quanto saranno pesanti le ricadute della crisi finanziaria sull’economia reale. La Casa Bianca e i governi europei sono corsi ai ripari con interventi strutturali ma con ogni probabilità il numero delle imprese e delle famiglie in difficoltà aumenterà. Tanto che il governatore di Bankitalia Mario Draghi ha previsto che la stagnazione dell’economia proseguirà almeno fino alla metà del 2009 e secondo il New York Times gli Stati Uniti temono ora la deflazione, con ripercussioni su consumi, investimenti e disoccupazione. Al contrario di come si comportano di norma i piccoli risparmiatori, le azioni però si comprano quando i prezzi scendono con un orizzonte di lungo periodo e quando il mercato recupera si ritirano i guadagni accumulati.