Ottocento giovani «giocano» all’Onu

È alta, ha lunghi capelli neri, occhioni scuri, scarpe col tacco e un abitino elegante da «manager». Tala Haykal, libanese nata a Washington e residente a Genova da tempo, a soli 17 anni è la «nuova» Ban Ki Moon «genovese». Là dove hanno parlato i suoi «colleghi» del G8, da George Bush a Vladimir Putin, ha chiuso ieri pomeriggio il Genoa Model United Nations che ha riunito ottocento giovani fra i 14 e i 23 anni provenienti da tutto il mondo. Un discorso quasi memorabile. Una cena informale. E poi, smessi i panni dei diplomatici, tutti in discoteca come ragazzi come tanti e sempre al Ducale, ovviamente, dove, alle Cisterne, la musica a palla ha fatto dimenticare per una notte a tutti i «problemi» del mondo.
Gemun 2010 è stato un successone. Soprattutto per Genova che, oltre a essere onorata per la nomina a segretaria dell'Onu dei giovani di Tala, ha ricevuto i complimenti e gli entusiasmi dei «colleghi». Per la maggioranza tutti giovani provenienti dal Middle east e dal Far East e cioè Kuwait, Egitto, Israele, Giordania, India, Turchia, Arabia Saudita, Indonesia, ma anche da Usa, Bosnia, Russia, Bielorussia, Grecia, Germania, Regno Unito, Finlandia, Romania. I giovani diplomatici della tre giorni al Ducale erano 600 stranieri, 150 genovesi e 50 italiani. I «supporter» di questo storico avvenimento sono stati le istituzioni locali genovesi e l'Università con l'Unicef e tantissimi altri sponsor, ma chi si è rimboccato veramente le maniche sono stati soprattutto loro, i giovani studenti del Deledda, della Scuola germanica, del Galilei, del Levi del nicoloso da Recco e i loro colleghi più grandi delle facoltà di Scienze Politiche e di Lingue e Letterature straniere.
«Tutte le sessioni - spiega Tala Haykal - sono state discusse in lingua straniera e cioè in inglese. Abbiamo parlato della tragedia di Haiti, dei diritti delle donne e degli omosessuali, anche in Afghanistan, delle missioni di pace in quella regione, di una crisi internazionale simulata con armi di distruzione di massa a disposizione della Corea del Nord. I giovani diplomatici rappresentavano i vari paesi del mondo, ma chi apparteneva a uno Stato non poteva rappresentare la sua stessa nazione. Durante i lavori si è discusso anche su delicate questioni come le minoranze etniche, l'immigrazione e i diritti dell'immigrato e abbiamo realizzato anche una Mediterranean Conference».
I ragazzi, a maggioranza, hanno votato a favore dell'impiego delle forze di pace in Afghanistan, mentre ha suscitato polemiche la discussione sui diritti delle donne e sugli omosessuali in quel paese e, in generale, nei paesi musulmani.
«Abbiamo diviso i lavori - spiegano Artina Di Terlizzi, Roberta Astete e Arianna Balducci - nelle sei sale che ci sono state messe a disposizione da Palazzo Ducale. Altre due sessioni sono state organizzate a Palazzo Rosso e alla Camera di Commercio».