Ottomila chilometri di amicizia

Don Ubaldo Orlandelli, 45 anni, nato a Tabiano Terme (PR) è stato missionario a Novosibirsk, in Siberia. Una regione grande 33 volte l'Italia, solcata da sette fusi orari, nella quale, quando lui arrivò nel 1991, da oltre settant'anni non si incontrava un sacerdote cattolico. Da settembre collaborerà con il nuovo Arcivescovo di Mosca Monsignor Paolo Pezzi: assisterà la comunità italiana nella capitale russa con incarichi di rilievo nella diocesi. Ora è in Italia per un ciclo di incontri e conferenze volti a far conoscere la Fraternità Sacerdotale Missionaria di San Carlo Borromeo di cui fa parte, sorta nel 1985 per iniziativa di Don Massimo Camisasca, che forma sacerdoti i quali si rendono disponibili ai Vescovi di tutto il mondo, secondo il carisma di Comunione e Liberazione.
Don Orlandelli ha dato vita al Centro della Misericordia che a Novosibirsk, terza città della Russia, accoglie decine di bambini orfani, un'esperienza che ricorda molto da vicino quella del Villaggio del Ragazzo di San Salvatore di Cogorno fondato nel 1946 da Don Nando Negri (1920-2006) il cui ricordo è vivissimo nel sacerdote parmense.
«Io l'ho conosciuto proprio perché attraverso alcuni amici mi era stato detto di questa esperienza del Villaggio del Ragazzo - esordisce - e io che ho fatto un Centro chiamato Centro della Misericordia dove c'è una Casa di Accoglienza per bambini orfani in Siberia ero interessato a vedere la metodologia del rapporto che c'era tra gli educatori e i ragazzi».
Ottomila chilometri per incontrarlo.
«Sono rimasto molto colpito da Don Nando: un personaggio veramente grande. Se dovessi proprio definirlo con una parola lo chiamerei proprio un profeta, uno che sapeva vedere e leggere nei fatti ciò che era meglio perché in futuro il Signore fosse più conosciuto, perché l'amore di Cristo fosse più conosciuto, soprattutto dai giovani. Quindi questa sua preoccupazione educatrice per i giovani era una preoccupazione affinché uno potesse, negli anni più freschi della propria vita, incontrare ciò che è più importante nella propria vita, per poi viverla con quel centuplo che il Signore promette a chiunque lo segue».
Don Nando ha lasciato un segno anche in Siberia... «Certo, sicuramente. Almeno in me e nelle cose che opero là, almeno dopo il mio incontro con lui, questo sicuramente. Un segno nel mio cuore, di questo uomo curioso, profetico, attento e acuto nell'interpretazione della realtà e dei segni dei tempi. Io ho applicato alcune cose di quelle che ho visto qui, in Siberia e ho cercato di portare là quella paternità che ho visto in lui con i ragazzi».
In che cosa consiste questa paternità? «Nell'applicare semplicemente il Vangelo, nel rapporto con i ragazzi. Come faceva lui».