Ottoni, i parenti brasiliani dei Fieschi

Egregio dottor Lussana, il frequente richiamo de «Il Giornale» a personaggi liguri ed alle loro importanti presenze lontano da Genova e dall'Italia mi ha suggerito di ricordare a mia volta uno di loro, una figura fondamentale del Brasile ottocentesco, ed il suo influente casato. Parlo di Teofilo Ottoni e della sua famiglia genovese.

Una notevole ed importante famiglia genovese, ancoraché adottiva, fu quella degli Ottoni, il casato, d'antica e nobile schiatta, era originario di Matelica, la città del maceratese della quale gli Ottoni furono dapprima feudatari (dal tempo di Ottone I di Sassonia nel X secolo), quindi signori fino al 1578 quando vennero esclusi dal potere.
Allora, la parte più significativa di essi si portò a Genova ove contava su rapporti di buon parentado con i fieschi e donde mossero gli estesi trascorsi liguri degli Ottoni durati centocinquant'anni prima che il ceppo si dividesse in due rami. Il primo, attraverso il Portogallo e Lisbona dell'epoca di D. Joao V (1706 - 1750), raggiunse il Brasile; l'altro rimase invece in Liguria e vi si trova tutt'oggi. Il nucleo lusitano - brasiliano degli ottoni era destinato a contrassegnare un'instacabile, generosa, intelligente e - sotto uncerto profilo - storica opera di sviluppo civile in terra carioca. Vi giunse nel 1724 per iniziativas di Emmanuel (Manoel) Ottoni che, sposata Maria Teresa Bisi nella cappella genovese del Palazzo Doria in cerimonia celebrata dall'abate di San Matteo Giovanni Battista Doria nell'anno 1708, guidò la famiglia da Lisbona al Sudamerica.
Le sue tracce si perdono purtroppo prive di notizie sicure, ma è certo che ne riprese con fermezza l'attività il figlio Jorge Benedito e, attraverso di lui, gli epigoni Manoel (come il nonno), atonia e Francisca David. Gli ottoni che seguirono costruirono una delle discendenze italo-brasiliane più numerose, autorevoli e potenti del Paese, la cui forza derivò certo dalla propria compattezza malgrado gli spostamenti interni susseguitisi da rio de Janeiro a San Paolo, a Minas Gerais ed oltre.
Il personaggio più ragguardevole della dinastia, pur senza sminuire importanza a molti altri rampolli ottoni, fu comunque Theofilo Benedico vissuto tra il 1807 ed il 1869. una sua dettagliata biografia trascende i limiti d'un articolo di giornale. Lo comprovano opere d'ampio respiro sull'argomento come - ad esempio - il volume biografico «Theofilo Ottoni - Ministro do Povo» di Paulo Pinheiro Chagas.
Qui però indispensabile rammentare che Theofilo Ottoni fu instancabile tessitore d'iniziative politiche e parlamentari, più volte deputato, senatore dell'impero brasiliano; il leader della rivoluzione liberale del 1842 nel corso della quale meritò il titolo di «Tribuno del popolo»; l'intelligente ispiratore delle trattative mirate a risolvere una pericolosa questione tra l’Inghilterra ed il Brasile, questione che aveva addirittura provocato la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Ma egli fu soprattutto il «sbandierante» modernno, ossia l'esploratore ed il pioniere che fondò a Filadelfia nel cuore delle foreste del Mucuri infestate da indios allo stato selvaggio e piene di piaghe tropicali, una città sorta in sito da lui risanato, attiva ed operosa, una città a nord est di Belo Horizonte sulla «rotovia» odierna rio - Bahia ancora oggi in forte sviluppo.
In suo onore Filadelfia è stata ribattezzata Theofilo Otoni, ed è sicuramente una delle città più vivaci di Minas Gerais per spirito imprenditoriale. Genovesi di questa risma - inutile dirlo - sono capaci di altissimi servigi alla patria d'adozione, ma onorano altresì la vecchia, cara patria di provenienza, indimenticata dagli ottoni brasiliani allo stesso modo d'altri infiniti «oriundi» del Brasile.