Overath: «Cacciate l’Iran, è antisemita»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Lipsia

La Germania è la sua seconda casa. Oggi Giovanni Trapattoni vive e lavora a Stoccarda, è più padrone della lingua e anche nella testa è un tedesco quasi autentico anche se i risultati non lo assistono e la dirigenza gli ha appena dato tempo fino a Natale per migliorare la resa della classifica. Ma il Trap di Cusano Milanino sognava di tornare da queste parti con la Nazionale qualificata ai Mondiali: quel pensiero fisso fu cancellato la sera del 22 giugno 2004 a Guimaraes, quando si concluse prematuramente l’avventura dell’Italia all’Europeo e la sua sulla panchina azzurra. Se il primo fallimento nella rassegna iridata di Corea e Giappone gli fu “perdonato” da Franco Carraro, il secondo crack, in Portogallo, gli costò il posto. «Non ho ancora mandato giù la delusione per come finì il mondiale del 2002», confessò Giovanni in una delle apparizioni milanesi al fianco di don Mazzi. Tutti hanno ancora negli occhi le sue contorsioni, i fischi alla carrettiera nonchè la famosa boccetta dell’acquasanta esibita come portafortuna e, infine, anche lo sciagurato arbitro Moreno che diede un bel contributo alla fine dell’avventura mondiale. Il famoso ciccione dell’Ecuador divenne per lui un incubo.
Il resto è una storia stranota. Oggi il presente azzurro ha il nome di Marcello Lippi. «Io in Nazionale ho cominciato il lavoro che Lippi continua a portare avanti», ripete spesso Trapattoni. Convinto tra l’altro che questa nuova Italia possa apparecchiare un grande mondiale. «Spero che i miei ragazzi – perché li sento ancora miei nonostante in azzurro ci siano molti volti nuovi – mi vendichino e in Germania siano tra i protagonisti. Solo l’Italia può battere il Brasile superfavorito» ripete adesso a gironi allestiti. Il consiglio al collega viareggino è di «andare avanti con la propria testa senza ascoltare i 60 milioni di ct». Va invece controcorrente rispetto a Lippi, che auspica giocatori tenuti sulla corda fino al termine della stagione, quando sostiene che «il campionato può dare un aiuto a Marcello se la Juve dovesse chiudere la corsa scudetto in anticipo».
Trap è rimasto lontano da Lipsia, oggi il suo Stoccarda giocherà una partita impegnativa a Wolfsburg («porterò questa squadra in Champions League» la sua promessa solenne). E non sarà nemmeno al Mondiale, visto che ha rifiutato l’offerta di una tv tedesca («devo mantenere la promessa che ho fatto a mia moglie, già mi vede poco…»), ma garantisce che «mezza Germania tiferà Italia». «Sarà un Mondiale perfetto, la macchina organizzativa dei tedeschi è impressionante. E l’Italia si troverà bene ovunque andrà a giocare» è il suo pronostico. Se le cose andranno come Lippi e i suoi azzurri si augurano, anche Trap potrà esultare. Seppure con qualche anno di ritardo. E dimenticare finalmente quel ciccione di arbitro Moreno.