Un’overdose di rime

Intorno alla metà degli anni Settanta, finita l’epoca dell’impegno e dello sperimentalismo, nella poesia italiana la coscienza storica si è azzerata, si ricominciava a scrivere in un presente che non riconosceva più nessun privilegio al passato. Il risultato è stato: tanti poeti, tutti poeti. Una «democratizzazione» con un prezzo da pagare: la poesia oggi non è più al centro del sistema letterario, è diventata insignificante, scarsamente letta, con valori indecifrabili. Questa la storia che Alfonso Berardinelli racconta in Poesia non poesia (Einaudi, pagg. 100, euro 9). Secondo l’autore i veri nemici della poesia oggi sono diventati i poeti, che scrivono con faciloneria, protetti dalla «nobiltà» del genere. La poesia andrebbe quindi difesa da se stessa, cioè da tutto ciò che l’ha resa omologa al mondo culturale così com’è. I poeti devono rifiutarsi di sentirsi garantiti da quel genere nobile che garantirebbe, senza riscontri nei testi, eccellenza.