Oxford, De Benedetti in cattedra attacca il rivale

Dai salotti buoni della finanza alla cattedra universitaria il passo può essere breve se ci si chiama Carlo De Benedetti. Ma anche più rapido è il passo che può trasformare una «lectio magistralis» in un’accesa invettiva contro il proprio avversario politico se l’aplomb del cattedratico (sia pur improvvisato) sbraca di fronte a un odio antico e radicato. Succede così che il celebre imprenditore di sinistra, nonché patron di «Repubblica» venga invitato a Oxford, al prestigioso Reuters Institute for the Study of Journalism dove tiene a illustrarsi tenendo una memorabile lezione dal titolo «Giornali e democrazia al tempo di internet: il caso Italia». Chi meglio di lui può spiegare come il mondo dell’informazione sia stato sconvolto dall’avvento di internet? Chi più dell’Ingegnere che regna su un impero della carta stampata si è accorto che le abitudini dei cittadini-lettori stanno drasticamente cambiando e tuttavia non si arrende perché il vecchio giornale di carta, invece che avviarsi tranquillamente verso la pensione, ha il dovere di sfoderare le unghie e mirare a una qualità dell’informazione che «favorisca un’autonoma e libera comprensione dei fatti». Concetti che forse non avranno il pregio dell’originalità ma che è difficile contestare, un po’ come il mutare delle stagioni o l’ora di sessanta minuti. Con gli studenti però, ancorché universitari, occorre esser chiari, semplici, spiegando anche l’ovvio. E così il professor Carlo da Torino va giù piatto e precisa: «Solo il cittadino che possiede l’informazione necessaria per comprendere i fenomeni può davvero dar vita a quell’elemento delicatissimo e indispensabile delle democrazie occidentali che si chiama pubblica opinione». E nonostante internet, i blog, i social network, i new media in generale abbiano indubbiamente ampliato l’offerta informativa, per De Benedetti resta compito del giornale sottolineare i fatti salienti dal flusso continuo di notizie in cui oggi è immerso il cittadino-lettore, «ridisegnando il contesto generale in cui la vicenda si muove». Giornali «benedetti», verrebbe da dire, se non fosse che contro di loro muove un nemico oscuro che li considera un pericolo. E indovinate chi è questo nemico? Sì, proprio lui, Silvio Berlusconi, che l’Ingegnere non nomina ma definisce «un unico soggetto che domina di fatto l’universo televisivo nazionale, caso unico nel mondo occidentale». E così facendo «condiziona i cittadini e la democrazia». Domande? Non servono. La lezione è finita, andate in pace.