Ozon: «La mia eroina inglese si può amare o anche odiare»

Il regista francese a Roma per il lancio di «Angel»: è vissuta un secolo fa ma pare una velina

da Roma

A tutti piace sognare, ma alle donne di più. Per questo il pubblico femminile e quello incline all’evasione, potrebbe ritrovarsi in Angel (da venerdì nelle sale), il mélo del parigino François Ozon, sensibile regista attratto dall’universo muliebre, per quel tanto di menzognero e fantasioso che contiene. Tratto dall’omonimo romanzo di Elizabeth Taylor (Neri Pozza editore), il film con gli emergenti Romola Garai (Angel), attrice londinese già vista in Espiazione, e Michael Fassbender, aitante interprete, tedesco di nascita, ma irlandese d’adozione (sarà il ribelle Ira Bobby Sands in Hunger), qui nel ruolo del marito pittore di Angel, parla di sentimenti. La storia,ambientata in una tranquilla cittadina inglese ai primi del Novecento (però Ozon ha girato in Belgio: costa meno), s’incentra sulle disavventure della giovane Angel Deverell, orfana un po’ mitomane, che reinventa la vita dei genitori («era un’artista», dice della madre droghiera; «ha avuto un colpo al cuore», racconta del marito suicida), mentre aspira a diventare scrittrice. «A me non interessa ciò che è reale, ma ciò che è bello», riassume lei la propria filosofia di vita. In effetti, Angel diventerà famosa, sebbene non abbia specifiche qualità e riuscirà a vivere nella trasognata dimensione a lei cara.
«Leggendo il romanzo della Taylor, mi sono subito innamorato del personaggio: la sua fuga dal reale ha molto a che fare con le fantasticherie delle ragazze d’oggi. E poi, come tema universale nel mio film c’è lo statuto dell’artista», spiega Ozon, che qui, per la terza volta, impiega Charlotte Rampling (fa Hermione), dopo averla diretta in Swimming Pool (2003) e Sotto la sabbia (2001). Tra accurate ambientazioni, che comprendono castelli e ville da mille e una notte, oltre a eleganti abiti d’altri tempi, si snodano dialoghi melodrammatici e personali tragedie, sepolte dallo charme. Adorata dal grande pubblico (come Marie Corelli, una delle prime scrittrici di professione), la protagonista «si può amare e odiare allo stesso tempo, al pari di Rossella O’Hara. È stato difficile trovare l’equidistanza, per un personaggio che richiama le starlette tv contemporanee, per quel volere a tutti i costi il successo», nota Ozon.