Ozpetek: "I film italiani? Non affondiamo il coltello..."

Il regista-giurato: "Mai entrati in lizza per mancanza di gradimenti. Bravo Lo Cascio, ma Pitt è spaventoso"

Roma - «Spero con il cuore che uno dei film italiani piaccia a tutta la giuria e non ci sia nemmeno bisogno di difenderlo. Ma se saranno in ballo uno straniero e un italiano, non avrò dubbi: voterò per il secondo». Queste le intenzioni pre-Mostra di Ferzan Ozpetek, uno dei registi-giurati di Venezia 64 insieme a Zhang Yimou, Catherine Breillat, Jane Campion, Emanuele Crialese, Alejandro González Iñárritu e Paul Verhoeven. Bene, a festival concluso, seduto a un tavolino del lussuoso Des Bains in filologica versione Morte a Venezia (alle nove del mattino gli negano un caffè perché «si apre tra un quarto d’ora»), è costretto ad ammettere definitivamente: «Ogni due giorni votavamo i film visti e nella riunione finale quelli italiani non sono stati nemmeno commentati per mancanza di gradimenti».

Come dire, una vera e propria débâcle. Ma Ozpetek non ha nessuna intenzione di sparare sulla Croce rossa: «Chiedo una cortesia a voi giornalisti: non affondate il coltello nella piaga. Si parla sempre delle cose che non vanno. Uno dice che il nostro è un brutto cinema e sembra mettersi a posto la coscienza come se questa realtà non gli appartenesse. Ma state tranquilli perché i bei film torneranno».
Nell’attesa è impossibile fargli dire quale tra i film di Paolo Franchi, Vincenzo Marra e Andrea Porporati consideri il meno peggio visto che, signorilmente, taglia corto: «Mi sembra brutto parlare male dei miei colleghi». Messo alle strette però ritaglia un bel complimento a Luigi Lo Cascio che ha molto apprezzato in Il dolce e l’amaro di Porporati, ciò nonostante non l’ha potuto proporre per la Coppa Volpi: «Non sono mai arrivato a parlarne perché non è entrato nei voti. C’erano davanti a lui tanti altri attori». E se gli ricordi che il premio a Brad Pitt ha sorpreso quasi tutti i commentatori e che in tanti si aspettavano un riconoscimento a Tommy Lee Jones per In the Valley of Elah di Paul Haggis, completamente dimenticato dalla giuria, lui risponde sereno: «Credo che questo film andrà benissimo al botteghino anche se a noi non ci ha convinto. Tommy Lee Jones ci è piaciuto, così come George Clooney. Ma la connotazione che Brad Pitt ha dato al suo personaggio era letteralmente spaventosa, mi ha impressionato».

Sembra di capire che tra i due film sull’Irak sia stato quello di Brian De Palma, Redacted, a colpire gli animi dei giurati, tanto che rivela: «Gli avremmo potuto dare il Leone d’Oro ma sarebbe stato un premio politicamente troppo connotato. La sua è una grande operazione in cui non dice mai “poveri americani” mentre Haggis ti fa credere che quasi li devi salvare». In vena di confidenze, anche se più di una volta si domanda se può dire quello che dice («ma sì certo», gli rispondono i giornalisti), il regista italo-turco svela un suo ruolo da protagonista: «Per il Premio Speciale a La Graine et le mulet di Abdellatif Kechiche siamo stati a discutere per quattro ore, lì ho perso molta energia. Io e un altro giurato lo abbiamo difeso strenuamente finché si è arrivati all’ex aequo con I’m not There di Todd Haynes. Certo poi sul palco Kechiche mi ha profondamente deluso quando ha parlato di “un premio modesto”».

Piazzati Kechiche, Haynes e De Palma rimaneva solo Ang Lee per un Leone d’Oro che però non lo convince del tutto: «Ho amato molto Lust, Caution ma non lo consideravo da Leone perché volevo aiutare un tipo di cinema diverso, un po’ più rivoluzionario». Giorni faticosi ma anche pieni di soddisfazioni quelli del giurato Ozpetek che racconta un aneddoto rivelatore della sua personalità: «In una discussione Paul Verhoeven ha citato sorprendentemente il mio Le fate ignoranti. Ovviamente siamo diventati subito grandi amici».

Chiusa la Mostra, Ozpetek ora pensa solo all’inizio delle riprese, tra un mese a Roma, di Un giorno perfetto dall’omonimo romanzo di Melania Mazzucco (Rizzoli) al fianco del suo nuovo produttore Domenico Procacci non poco preoccupato da questa pausa veneziana. Per tranquillizzarlo dice: «Non ho ancora deciso l’attrice protagonista. Forse è proprio venuto il momento di farlo». Forse.