OZZY «Io, Rasputin del rock, non mi ricordo di esser stato giovane»

Il trasgressivo Osbourne ha pubblicato il cd Under cover: «Canto i brani di Beatles, Bowie e Rolling Stones che sento più vicini. Ma ho scritto anche un musical sul santone dello zar Nicola»

Paolo Giordano

«Con queste nuove canzoni mi sono fatto il ritratto». A volte un ritratto è solo una questione di particolari: da trent’anni lo chiamano The madman, e così per tutti Ozzy Osbourne è il matto, punto e basta. Ma è roba vecchia, meglio guardare il quotidiano inglese Sun: qualche mese fa, dopo un colossale furto, il giornale ha pubblicato la foto di una stanza della villa di Ozzy vicino a Birmingham, straordinariamente disordinata, cuscini, tappeti, cassetti, tutto all’aria: «La camera da letto prima del furto». Prima, non dopo. Allora Ozzy Osbourne, che va per i 58 anni, che ha appena pubblicato il ciddì Under cover, che è il padre dei funerei Black Sabbath, di cinque figli e cinquecento scandaletti (dalla pipì sulle mura di Fort Alamo fino alle chiappe mostrate a novembre alla Hall of Fame inglese), allora Ozzy è la didascalia di un’epoca del rock’n’roll: prima pensate a qualcosa che vada oltre i vostri limiti e poi potete compilarla anche voi. Alcol. Droga. Nomadismo e dollari e tutte quelle guasconate che si fanno con gli amici (certo, dipende dagli amici) ma non con le donne.
John Michael Osbourne è sposato da quasi 24 anni con Sharon Arden e, per dirla con lui, Sharon è a suo agio sia come geisha sia come dobermann sin da quando se la ritrovò in un albergo di Beverly Hills. Allora la vita di Ozzy il Matto era come la stanza da letto della didascalia del Sun ed è pure inutile chiedergli altri particolari: «Non mi ricordo nulla degli anni Settanta, di quando ero ragazzo, ma proprio nulla. Tutto quello che mi bastava era una sigaretta e una birra seduto sul furgoncino per andare al concerto e, se devo dire, non so come ho fatto a resistere a tutte le droghe che ho preso. Però non mi dispiace: la mia vita è stata comunque piena di sorprese».
La più grossa, bisogna dirlo, è che «la feccia del mondo» (parola di un predicatore di New York citato nella canzone Miracle man dell’89) sia sopravvissuta a tutto, anche al suo rock che ormai è spompato, e grazie al reality show più visto di Mtv (The Osbournes, finito l’anno scorso) sia diventato il simbolo della famiglia vecchio stile, matta finché vuoi ma pur sempre unita a dispetto di tutto. Scusi Ozzy, ora che ha pubblicato un nuovo album farà un tour? «Bisogna chiedere a Sharon, mi ha consigliato di fare qualche show all’Ozzfest e alcuni concerti in giro per il mondo».
In giro per il mondo canterà come il solito Paranoid oppure Crazy train, dirà «God bless you all», Dio vi benedica, come fa da quando non se lo ricorda neanche, e porterà sul palco anche «la lista di canzoni che ho compilato tanto tempo fa in aereo», ossia quei classici di Beatles, Rolling Stones, David Bowie e Cream registrati per Under cover: «Ho provato a farmi un ritratto con i testi di questi brani. Io sono un Working class hero, un eroe dei lavoratori come scrisse John Lennon; Mississippi Queen dei Mountain è la canzone che sentivo quando sono andato in America per la prima volta e ho dedicato Woman a Sharon perché lì ci sono le cose che sento per lei. Infine canto In my life dei Beatles perché mi fa venire in mente quand’ero bambino, quando vedevo il mio vicino di casa soltanto attraverso la porta d’ingresso perché avevamo una sola finestra ma era dall’altra parte». Ora che ha esaurito gli scandali e ormai si gode il mondo da un porticato di Beverly Hills (50 milioni di dischi venduti, patrimonio da decine di milioni di sterline), il pazzo diventato, pensate un po’, papà modello ha scritto un musical su Rasputin e chissà che noia un riccone quasi sessantenne che si scopre intrigato dai misteri di corte dello zar Nicola II. «Ma no, Rasputin è stato il primo delle rockstar, ha vissuto la vita rock’n’roll prima che fosse inventata: era un ubriacone, un donnaiolo, non si lavava. A me piacerebbe che andasse in scena a Broadway o nel West End, ma io di sicuro non andrei sul palco». D’altronde Ozzy Osbourne non potrebbe recitare un altro ruolo: il suo ce l’ha proprio cucito addosso, quando se lo ricorda. Sennò ci pensa Sharon, la geisha dobermann che in quella famosa didascalia era l’unico particolare nessuno avrebbe potuto prevedere.