Pàscia

Questa santa «stolta» russa predisse allo zar Nicola II il martirio, ma lo fece in modo oscuro, così che la sua profezia venne compresa solo a cose fatte. Si chiamava Irina Ivanovna, figlia di servi della gleba. Sposò il contadino Fëdor e con lui fu venduta a due proprietari tedeschi. Rimasta vedova, fu accusata ingiustamente di furto e picchiata a sangue dalla polizia. Scappò verso Kiev ma fu riacciuffata e punita. Fuggì ancora e ancora fu ripresa, ma questa volta i padroni la misero in strada. Irina comprese che solo Cristo era giusto e misericordioso, prese i voti col nome di Praskovija (diminutivo: Pàscia) e cominciò a fare la «stolta». Derisa e insultata, si scavò una grotta nei boschi di Sarov e ci visse vent’anni. Un giorno fu malmenata da certi tartari predoni che aveva rimproverato. Alla fine ottenne una cella nel monastero femminile di Diveevo, dove filava la lana e si esercitava nell’esicasmo (la cosiddetta «preghiera del cuore», cara alla spiritualità russa). Davanti alla sua finestra, ogni giorno, folle di pellegrini attendevano da lei suggerimenti e consigli. Le sue profezie, pur espresse in modo contorto, si avveravano sempre. Una volta venne a trovarla un colonnello della guardia imperiale e lei gli predisse un futuro da vescovo. Infatti quello divenne il metropolita Serafim. Di Pàscia si interessò anche lo zar, che veniva informato per telefono di tutto quello che lei diceva. Nicola II andò a trovarla con la moglie e si sentì dire di scendere «da solo» dal trono. Da allora Pàscia cominciò a pregare davanti alla sua foto. Morì nel 1915.