P3, Verdini: "Dimettermi? Non vedo il perché" Bocchino: "Non è in condizione di andare avanti"

Il coordinatore del Pdl si difende dalle accuse di un suo
coinvolgimento nell’inchiesta sulla P3: "L'associazione non esiste, ma le indagini sono pericolose per la democrazia". Poi assicura: "Mai toccato un soldo, nelle mie tasche ci sono solo debiti". Caliendo: "Non ho fatto nulla"

Roma - "Non ho mai saputo nulla né conosco le attività e le finalità, nè sono mai stato contattato da qualcuno". Così il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, in una conferenza stampa, ha replicato alle accuse di un suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla P3. Verdini ha sottolineato di trovarsi in una situazione "paradossale": "La mia verità è la verità: io non sono responsabile verso niente e nessuno. Non ho niente da temere dai magistrati". Poi assicura il presidente della Camera, Gianfranco Fini, di non averlo tutelato: "Non mi ha mai difeso". Immediata la risposta di Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera, secondo il quale la conferenza stampa conferma che "Verdini non è più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore del Pdl".

L'associazione P3 Secondo il coordinatore del Pdl, l'associazione segreta denominata P3 è "inesistente", ma le indagini rischiano di essere "pericolosissime per la democrazia". Dopo aver confutato le accuse nei suoi confronti, ha duramente attaccato le indagini della portate avanti dalla procura di Roma. "La P3 è inesistente ma pericolosissima per la democrazia - ha ribadisce l'esponente del Pdl - non per il senso che si sta dando in questi giorni all’inchiesta ma per quello che il Paese ha già visto con la P2". Secondo Verdini, insomma, il rischio è che possa accadere quanto già visto con l’associazione guidata da Licio Gelli, "con tanta gente finita dentro le indagini e poi assolta dalle sentenze della magistratura".

I debiti del Giornale di Toscana "Sui soldi io parlo in modo semplice", ha assicurato Verdini spiegando di avere "una sola tasca da dove li tolgo e li metto: ora in questa mia tasca ci sono i debiti che ho fatto per il Giornale di Toscana, soldi di gran lunga superiori rispetto a quelli di cui si pensa". Nel corso della conferenza stampa nella sede del Pdl, Verdini ha proseguito spiegando che gli fa specie "quando si parla di un imprenditore che fa soldi investendo in un giornale". Verdini ha, poi, invitato i giornalisti a "chiedere ai vostri editori quali sono i guadagni". Verdini ha, quindi, sottolineato che i 2,6 milioni erano un aumento di capitale, di cui sono stati versati solo 800mila euro.

I rapporti con Fini e finiani Dopo aver ribattuto punto per punto le accuse mosse nei giorni scorsi dalla magistratura romana, Verdini ha fatto sapere di non accettare alcuna lezione dai finiani. "Da Bocchino non accetto nessuna lezione perché chi parla di presunta legalità dovrebbe essere ineccepibile, lindo e trasparente", ha sottolineato il coordinatore del Pdl ricordando che "il partito si è stretto intorno a lui quando fu al centro di un’inchiesta per cui il gip aveva chiesto anche l’arresto". Verdini ha poi accusato Fini dicendosi dispiaciuto che "il presidente della Camera in forma generica non mi abbia tutelato: è brutto che il tutore delle Camere e terza carica dello Stato, mentre un rappresentante della Camera viene interrogato, chieda le proprie dimissioni in forma generica e senza aspettare l’esito".

Botta e risposta con Bocchino "Verdini non è più in condizioni di fare il coordinatore del Pdl", ha detto Bocchino al termine della conferenza stampa del coordinatore del Pdl. "Verdini con la sua conferenza stampa ha confermato di non essere più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore del Pdl", ha detto il finiano aggiungendo poi che "sarebbero peraltro ancor più opportune le sue dimissioni". Immediata la replica di Verdini: "Forse dovrei andare dallo psichiatra ma Bocchino non è nelle condizioni politiche di dire certe cose". "Quando Bocchino ha avuto i suoi problemi - ha ricordato il coordinatore del Pdl - tutti lo abbiamo sostenuto e nessuno gli ha chiesto di dimettersi dalla vicepresidenza del più grande partito italiano".

La difesa di Caliendo "I miei avvocati hanno chiesto ai magistrati di ascoltarmi. Io rispondo dei fatti e di fatti non ne ho commessi". Così il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo risponde, in Transatlantico, ai giornalisti che gli chiedono se ha intenzione di dimettersi dopo che le opposizioni son tornate alla carica con la mozione di sfiducia nei suoi confronti. "Tutti avete letto l’ordinanza - ha aggiunto Caliendo - e lì si capisce che in quella riunione in cui si è parlato di lodo Alfano io non c’ero".

Pd: "Ad agosto pure sfiducia a Caliendo" "Se la Camera lavorerà anche nella prima settimana di agosto per votare il ddl intercettazioni, il centrosinistra farà inserire anche il voto sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo, utilizzando le prerogative che il regolamento assicura alle opposizioni". Il presidente dei deputati Pd ha fatto sapere che "domani si riunirà la conferenza dei capigruppo per definire il calendario di agosto". "Se si deciderà di affrontare il ddl intercettazioni, si sappia che in aula arriverà anche la mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo - ha spiegato Franceschini - il regolamento della Camera assicura il 20% del tempo mensile alle opposizioni, e noi lo useremo per chiedere l’inserimento della mozione di sfiducia a Caliendo", come fu fatto per far discutere la mozione contro Cosentino. "Nel menù ci sarà anche la mozione di sfiducia a Caliendo - ha concluso - che farebbe bene a dimettersi prima".