P4, la Cassazione trasferisce mezza inchiesta: il giustiziere Woodcock viene commissariato

La Cassazione sposta da Napoli a Roma mezza inchiesta P4. È il contrappasso per aver fatto troppo rumore (per nulla). Trasferite le carte su Adinolfi. Piazza Cavour dà ragione al generale e demolisce le obiezioni della procura. <strong><a href="/interni/lo_schiaffo_pm_napoletani_avete_scritto_cose_scorrette/12-08-2011/articolo-id=539757-page=0-comments=1" target="_blank">Lo schiaffo ai pm napoletani: &quot;Avete scritto cose scorrette&quot;</a></strong><br />

Un pm esagerato. Il guaio di mister Woo­dcock è che alza ogni volta tanta polvere e quando la tempesta è passata non si ca­pisce mai dove siano finiti i reati, i fatti, le cose concrete. Il cuore dell’inchiesta napoletana è stato trasferito a Roma. Lo ha deciso la Cassazione. La presunta fu­ga di notizie che avrebbe consentito a Luigi Bisignani di conoscere in anticipo le mosse dei magistrati, attraverso una presunta «soffiata» del generale Adinolfi, non è di competenza della coppia Woodcock & Curcio. I due pm perdono così l’architrave della loro inchiesta e un po’ si sgretola tutta la loro impalcatura di accuse e teoremi.

È una storia che si ripete. Woodcock ha teorizzato l’esistenza di una piovra occulta chiamata P4, una sorta di mega loggia segreta con contorni un po’ fumettistici, da subito l’impressione è che Bisignani e compagnia fossero più che altro dei lobbisti con un’ottima rete di potentati economici e istituzionali. Saranno i giudici, con un regolare processo, a definire l’esistenza di eventuali reati. Quello che si sa per ora è che il Tribunale del Riesame non ha riconosciuto l’associazione segreta, cancellata dal gip e su cui nemmeno i pm avevano presentato ricorso, ma solo quella per delinquere. Non è roba da poco, smonta subito uno dei capisaldi del teorema.

Come sempre il problema è che Woodcock sembra andare alla ricerca più del peccato che del reato. C’è più moralismo che lavoro di inchiesta. C’è più trama, romanzo, che diritto penale. Ci sono pagine e pagine di intercettazioni che finiscono sui giornali, ma per un motivo o per l’altro tutte queste carte diventano deboli quando, e se, si arriva in tribunale. Troppo rumore. Forse il pm dovrebbe imparare a muoversi in silenzio, perderebbe il fascino del palcoscenico, ma ci guadagnerebbe in sostanza. Come dicono i maestri della giustizia il giudice bravo è quello che non si fa notare. Perché la soffiata del generale Adinolfi è di competenza della Procura romana? Semplice, il fatto è accaduto a Roma.

Milanese infatti dichiara che «durante una cena a Roma il generale Adinolfi mi disse di aver chiesto a Pippo Marra, direttore dell’agenzia di stampa Adnkronos, di avvisare Bisignani». Questo Woodcock lo sapeva, ma ha preferito non rinunciare a un’inchiesta così ricca di vip. Troppo ghiotta, troppo chiacchierata, perfetta per diventare una celebrità mediatica. Così Napoli ha fatto finta di non sapere, continuando con gli interrogatori e gli arresti.

Questo accade quando il lavoro dei pm finisce per assomigliare troppo a un legal thriller, quando le toghe rubano il mestiere a Grisham, quando l’apparenza è tutto. Nessun dubbio sulla buona fede di Mister Woodcock, ma per un motivo o per l’altro il suo lavoro finisce spesso con intrecciarsi con re, veline, paparazzi politici e vip. Magari è solo sfiga, ma alla lunga il «pubblico» finisce per considerare tutto questo una semplice casualità. Il consiglio che si può dare a Woodcock è tenersi alla larga dall’isola dei famosi.