P4, Marchese svela tutti gli errori dell'inchiesta: "Per questi magistrati Voghera è in Ucraina"

Il commenrcialista indagato, amico di Milanese, racconta: "Mi accusano di usare schede estere, ma confondono il prefisso del Pavese con quello di kiev". Quindi si sfoga: "Ho fiducia nella magistratura, ma intercettano con il c..." 

Sintetizza tutta la storia con filosofica compunzione: «Io ho fiducia nella magi­stratura, ma questi fanno le intercettazio­ni col c... ». Guido Marchese, 47 anni, com­mercialista di Voghera, è scatenato. Ha passato una settimana agli arresti domici­­liari, è stato accusato di corruzione ed è stato dipinto sui giornali come un perno del sistema di malaffare messo in piedi da Marco Milanese. Un diluvio in cui pareva che Marchese, e con lui il sindaco di Voghera Carlo Barbieri, nuotassero in un mare di incarichi e consulenze concessi da Milanese in cambio di mazzette. Ora però l’accusa comincia a fare acqua: gli incarichi paiono meno sfavillanti di quel che promettevano, le tangenti non si trovano e alla fine Marchese - e con lui Barbieri ha riconquistato la libertà. Il gip di Napoli ha fatto retromarcia revocando l’ordinanza, anche se la coppia resta sotto inchiesta per corruzione.

Dottor Marchese, per la Procura di Napoli lei ha pagato mazzette a Milanese per entrare nel suo sistema di potere.
«La Digos di Napoli è arrivata a casa mia alle 6 del mattino. Un’esperienza traumatizzante, anche perché non si capiva perché mai mi avessero arrestato».

Il tempo di leggere le 70 pagine e si sarà fatto un’idea.
«Sì, l’idea di essere vittima di un errore».

Non dicono tutti così?
«Io non so cosa dicono gli altri, io parlo per me. So solo che i magistrati hanno confuso il prefisso dell’Ucraina con quello di Voghera».

Scusi, cosa vuol dire?
«Se io chiamo da un numero di Voghera, uso lo 0383».

E allora?
«L’Ucraina ha lo 00380. Per loro io utilizzavo schede ucraine nella convinzione di non essere intercettato».

Invece chiamava semplicemente dal suo studio di Voghera?
«Esatto. E la stessa cosa si verifica con Sergio Fracchia, l’immobiliarista della Costa Azzurra. Il Pm di Napoli Vincenzo Piscitelli fa notare che maneggiava schede francesi e ancora una volta sembra voler cogliere una zona di penombra, di ambiguità, di opacità nei comportamenti».

Invece?
«Scusi, Fracchia risiede in Francia, mi pare naturale che usasse schede francesi. Ma tutta questa vicenda è zeppa di dettagli che fanno persino sorridere».

Per esempio?
«Io ho due avvocati: Marco Casali e Luca Angeleri. Angeleri diventa Jeler o Geler, alla francese. È incredibile. Sono perplesso. Qualcuno dovrà rispondere di questo errore. Mi hanno impedito di lavorare, chiudendomi ai domiciliari, in una settimana cruciale dell’anno per chi, come me, è un commercialista».

Un attimo: lei è ancora indagato. Se l’è scordato?
«No, purtroppo no. Ma l’accusa con tutta sincerità non sta in piedi».

Al centro c’è quell’operazione immobiliare.Com’è andata?
«Io, il sindaco Carlo Barbieri e un amico costituiamo una società che si occupa di operazioni immobiliari sul mercato francese che Barbieri conosce molto bene».

Poi?
«Compriamo da Milanese la sua casa in Costa Azzurra, a Cannes. Quell’abitazione è sul mercato da molti mesi, il prezzo è già sceso da 2 milioni a 1.650.000 euro, Milanese ha bisogno dei soldi perché si sta separando. Ci accordiamo e versiamo la caparra di 650mila euro. Ma dopo il compromesso l’operazione svanisce. Subentra una giapponese che offre 1.610.000 euro. Noi ci sfiliamo e lui ci restituisce i soldi. Fine».

Non per i giudici.
«Che ipotizzano quanto segue: noi avremmo stornato sottobanco 100mila euro di quei 650mila. Ma questo è falso. Loro si appoggiano a un’intercettazione in cui Fracchia mi dice che dobbiamo ridare quei cento documenti depositati. Per la Procura di Napoli quei 100 documenti sono centomila euro. Follia. Non ci sono prove, non ci sono elementi, non c’è niente di niente . Ho spiegato quel dialogo, solo che l’interrogatorio è stato secretato».

Ci sarebbero gli incarichi da lei ricevuti.
«Che non sono quattro ma solo due. Quello ad Ansaldo energia non mi è stato assegnato per incompatibilità, un altro mi è arrivato per altra via. Milanese mi ha garantito solo la consulenza per Ansaldo Breda e Oto Melara: tre anni, trentamila euro lordi l’anno. E io avrei pagato centomila euro per una miseria? La verità è che sono revisore di Comuni ed enti da molti anni e poi queste intercettazioni sono fatte un tanto al chilo. E trascritte anche peggio: “Cosa vuoi che tidica”, è il mio commento rassegnato quando mi convocano a Napoli per la seconda volta e Fracchia mi chiede che sta succedendo. Peccato che la trascrizione suoni molto più perfida: “Dimmi cosa vuoi che dica”. Immaginando un depistaggio che non mi sono neanche sognato».