Una pacca sul sedere fa diventare razzisti

Una ragazza di sinistra: «Stufa di avere paura»

Sono una ragazza di quasi trent’anni, mai stata razzista, ma, se va avanti così, finirò per diventarlo. Domenica alle 19.30 sono scesa dal treno a Sampierdarena e mi sono avviata verso casa. Nel tragitto ho incrociato due extracomunitari. Uno dei due, dopo avermi detto «bella signorina» mi ha dato una pacca sul sedere. Mio primo impulso. Urlargli «brutto bastardo tornatene al tuo Paese». (wow, se io, che non sono razzista, ho pensato questo, cosa avrebbe pensato uno che razzista lo è già? E forse a non esserlo ho sempre sbagliato.)
Secondo impulso (seguito) tirare dritto, che chissà cosa poteva succedermi e dovevo ringraziare il cielo se me la sono cavata così. Morale della favola. Sono stufa di avere paura ad uscire di casa dopo le 19.30. Sono stufa di dovermi raccogliere i capelli sul bus (sono bionda) perché sennò vengo troppo spesso infastidita. Sono stufa che le leggi non tutelino le donne. Perché è troppo facile avere sconti di pena. Non mi piace iniziare a pensare che forse la Lega Nord non ha tutti i torti. E detto da una di sinistra da sempre credo che sia veramente grave. E prima che qualcuno dica che anche con gli italiani c’è rischio, è vero, le maglie della giustizia sono troppo larghe per tutti, ma un italiano non si è mai comportato così con me. Ancora una cosa. Non sono una ragazza particolarmente appariscente, avevo una gonna lunga fino alla caviglia, i capelli raccolti e pure pieni di sale. Insomma, tutto tranne che sexy. Ma forse ho sbagliato, dovrei girare con uno chador. Allora sì che sarei più tranquilla e avrei diritto al rispetto. Se non è questo che i nostri politici vogliono, che si sveglino, che applichino le leggi. Che le rendano più severe. E che sbattano fuori dall’Italia chi delinque. Anche perché cose di questo tipo non fanno che alimentare la paura del diverso e quindi il razzismo di tutti.