Pacchetto sicurezza giovedì la fiducia Espulsioni più facili

RomaLa garanzia doveva essere assoluta: nessun traditore nell’aula della Camera. E siccome questa certezza non c’era, era impossibile prevedere l’esito del voto segreto, voto per voto, il Consiglio dei ministri di ieri mattina ha deciso di non rischiare: il governo pone la fiducia sul pacchetto sicurezza. Il disegno di legge è modificato, privato di alcune norme care alla Lega (come i cosiddetti medici e presidi «spia», pronti a segnalare la presenza di clandestini). Ma la fiducia è stabilita: verrà ufficializzata martedì, il voto definitivo è fissato per giovedì 14 maggio, con diretta televisiva. Il testo passerà quindi al Senato.
Dall’opposizione si è scatenato il fuoco delle accuse: sono «leggi razziali», attacca il segretario del Pd Dario Franceschini: «Ci sono momenti in cui anche un moderato deve alzare la voce». La fiducia «è una scelta grave», si è esposto anche Massimo D’Alema. «Razzismo» e centrodestra «ostaggio» della Lega sono state le espressioni più utilizzate dal Pd. «Un vergognoso tentativo di regime», l’accusa invece di Antonio Di Pietro (che condivide però buona parte degli articoli).
In realtà quest’ultimo voto di fiducia giocato dalla maggioranza sarà posto su uno dei provvedimenti più blindati, a livello politico, della compagine di governo. L’accordo dei vertici su tutti gli articoli del testo c’era. Ma l’aula ha una variante di incertezza, data dal voto non palese, che il governo non ha voluto sfidare: già per due volte il ministro dell’Interno Roberto Maroni si era visto bocciare questo disegno di legge. A livello parlamentare, il centrodestra non è unanime: qualche settimana fa in 101 si erano opposti alla norma, poi cancellata, dei «medici spia». Ora il testo è limato e pulito di tutto ciò che non era condiviso (anche dopo le indicazioni di Gianfranco Fini), ma i franchi tiratori non sono scomparsi: «malumori», li chiama Maroni. La Lega ha posto la questione al Consiglio dei ministri di ieri: questa legge è fondamentale «per non far uscire altri 250 clandestini entro una settimana dai Cie», i centri di pre-espulsione, ha chiarito Maroni. È quindi indispensabile per mantenere gli impegni presi con l’elettorato. L’ultimo rifiuto di Montecitorio aveva reso liberi mille irregolari. Uno smacco per la Lega, ma una sconfitta per tutta la maggioranza.
Per questo la decisione della fiducia è stata condivisa anche dagli altri ministri: per Bossi e Maroni era una richiesta cruciale, ma il consiglio li ha assecondati. Rinnegare questo pacchetto di norme avrebbe significato riportare a zero tutte le politiche in materia d’immigrazione di questo governo. Politiche che peraltro non fanno altro che seguire la linea dettata dall’Unione Europea con la «direttiva rimpatri».
Il disegno di legge sarà spacchettato in tre maxi-emendamenti. Bossi avrebbe voluto l’approvazione della Camera già oggi, è slittato invece tutto, ma soltanto «per motivi burocratici», ha sottolineato il capogruppo della Lega Roberto Cota: C’è «un accordo di maggioranza chiaro, non temiamo nulla».
Il ddl introduce il reato di clandestinità, innalza a sei mesi i tempi per l’accertamento dell’identità nei Cie, dà la possibilità a gruppi di cittadini di lavorare per la sicurezza in forma volontaria. «Sul tema della sicurezza non vogliamo scherzare - ha chiarito Maroni - Sappiamo che ci sono sensibilità diverse anche nella maggioranza, però questa è la linea del governo. Questo pacchetto ritengo sia tutto tranne una lesione alla Costituzione». Quanto a Franceschini «è in malafede», lo hanno attaccato convintamente dal centrodestra: soprattutto «quando parla della cacciata dei bambini dalle scuole», perché l’articolo sui «presidi-spia» non esiste più.