Pacchi bomba, «blindati» 160 consolati

Sono in allerta i consolati milanesi. La polizia di stato e l’Arma dei carabinieri hanno avvisato infatti le vigilanze fisse delle 160 sedi presenti in città affinché controllino scrupolosamente tutto il materiale in arrivo e segnino i nomi delle persone che entrano ed escono. Ma i militari hanno fatto qualcosa in più. «È stato anche predisposto un piano di vigilanza dinamica - ha dichiarato ieri mattina il colonnello Sergio Pascali, comandante provinciale dei carabinieri - un piano che prevede uno collegamento strettissimo con il Nucleo radiomobile. Anche se, allo stato, non ci sono elementi che indichino un allarme particolare nei confronti del capoluogo lombardo».
«Si tratterà concretamente - spiegano al Nucleo radiomobile che coordina le attività di tutte le autoradio di pattuglia in servizio a Milano, da 45 a 62 al giorno se si eccettuano quelle predisposte ai servizi delle 17 stazioni cittadine - di presidiare, nell’arco delle 24 ore e nel corso dei nostri servizi, i perimetri esterni dei vari consolati per verificare la possibilità di attentati e individuare possibili minacce fisiche. La nostra sarà anche un’attività preventiva, per evitare l’eventualità di reati banali come scritte sui muri o cose del genere. Nell’intera giornata saranno impegnate in questo compito in tutto una decina di pattuglie e una trentina di uomini: dopo i fatti accaduti a Roma ci è sembrato assolutamente necessario attuare questo genere di misura di sicurezza».
I pacchi bomba alle ambasciate della capitale di Cile, Svizzera e Grecia sono stati infatti rivendicati dalla sigla Fai, Federazione anarchica internazionale, piuttosto nota sotto la Madonnina. La Fai si è fatta conoscere infatti con l’attentato all’università Bocconi di Milano: un ordigno esploso in parte la notte del 15 dicembre 2009 nei sotterranei dell’ateneo. Quell’attentato fu rivendicato con un volantino siglato proprio dalla Fai e che faceva riferimento anche ad un anarchico morto in Cile prima di commettere un attentato. Più recente (risale al 25 marzo scorso) ma sempre firmato Fai è l’attentato-esplosione che ferì un addetto alle poste, nell'ufficio postale di via Lugano. Mentre l'impiegato smistava le buste una di queste, indirizzata alla Lega Nord di via Bellerio e contenente delle frasi contro il ministro Maroni, provocò una fiammata. L’addetto si ferì, seppur non gravemente, al volto e alle mani.