Pacco bomba al gioielliere La pista è l’estorsione

Bepi Castellaneta

da Foggia

L’unica cosa certa è che volevano uccidere. Per il resto è ancora buio fitto, un mistero per due bombe che hanno fatto sprofondare nel terrore tutta la provincia di Foggia, un territorio sotto choc dopo la tragedia che ha cancellato la vita di un ragazzo di 18 anni, un ragazzo coraggioso che il 18 febbraio scorso non aveva esitato a raggiungere Reggio Calabria e partecipare alla manifestazione contro tutte le mafie: lui, Giorgio Palazzo, figlio di Onofrio Palazzo, un noto gioielliere di San Nicandro Garganico, è morto dopo essere stato investito dall’esplosione dell’ordigno arrivato per posta; sua madre, Rosa Di Lella, è rimasta ferita, è ricoverata in ospedale, rischia di perdere un occhio.
Le indagini partono da qui, da quel pacco indirizzato a suo padre, un pacco simile a quello recapitato anche a un carrozziere, Vittorio Galasso, che ha notato i fili elettrici e si è salvato gettando il plico. I due episodi sono collegati. E proprio su questi collegamenti sono concentrate le indagini dei carabinieri. In queste ore si susseguono le riunioni degli inquirenti, che ieri si sono ritrovati a Lucera e Foggia per fare il punto della situazione. Tra gli elementi all’esame degli investigatori c’è anche il passato del nonno della vittima, che due anni fa fu coinvolto in un’inchiesta sulla faida del Gargano, una guerra combattuta tra famiglie di allevatori.
Il pacco che ha ucciso il diciottenne è stato regolarmente consegnato da un postino. L’uomo è stato individuato e interrogato: ai carabinieri ha riferito di aver sistemato la busta nella buca delle lettere: era gialla, del tipo utilizzato per le spedizioni; è stata inviata a Foggia con posta prioritaria. Giorgio Palazzo era appena tornato a casa dopo una normale giornata di scuola, ha preso l’involucro indirizzato al padre, è entrato nell’appartamento, l’ha aperto. Ed è stata la fine. Il giovane è stato investito in pieno dall’esplosione, che gli ha tranciato di netto una mano e ha distrutto finestre e balconi dell’abitazione. Il suo corpo ha fatto da scudo alla madre, la donna si è salvata, ma è rimasta gravemente ferita e rischia di perdere un occhio. È rimasto illeso il carrozziere che ha ricevuto l’altro pacco, a circa tre chilometri di distanza: l’uomo ha cominciato ad aprire l’involucro, ma ha notato i fili elettrici e lo ha lanciato nelle campagne a ridosso della sua officina, vicino a un supermercato.
Il meccanico e il padre di Giorgio, un noto gioielliere del paese, si conoscono da anni. Tra loro c’è un forte legame di amicizia. «Le indagini non hanno preso una direzione ben precisa e si svolgono a 360 gradi», ripetono i carabinieri. I militari non escludono nulla, e sul movente rimangono aperte tutte le ipotesi. Non si esclude una feroce offensiva da parte della criminalità della zona, visto che quello di San Nicandro Garganico è un territorio bollente, segnato in particolare dal racket delle estorsioni. Ma fino a questo momento dall’inchiesta non è venuto fuori nulla che possa confermare questa ipotesi: non ci sarebbero mai state minacce, non sarebbe mai accaduto nulla che potesse far pensare a una crudele vendetta.
Intanto, mentre proseguono gli interrogatori, il paese si mobilita per esprimere solidarietà alla famiglia e per ricordare la vittima. Oggi pomeriggio si terrà una messa per il diciottenne organizzata dai suoi compagni di scuola, quelli del liceo scientifico De Rogatis. E domani è prevista una grande manifestazione a Foggia contro la mafia.