Pacenza ringrazia i sit-in dell’Unione: «La fine di un incubo senza risposta»

Barbara Benini

da Milano

Quando si dice i punti di vista. Per una vicenda giudiziaria che giunge al termine, polemiche malamente sopite riprendono vigore. È quanto sta avvenendo in Calabria, ma anche a livello nazionale, in seguito all’annullamento dell’arresto di Franco Pacenza, il capogruppo Ds in Consiglio regionale, prima incarcerato e poi messo ai domiciliari. L’accusa era di aver imposto assunzioni a due aziende in cambio di sostegno elettorale nell’ambito di una truffa ai danni dell’Unione europea.
«È la fine di un incubo», così Pacenza ha commentato il provvedimento del tribunale del riesame. «Ma nessuno si illuda - continua Pacenza - perché non è la fine della partita», affermando anche di «non avere ancora trovato una risposta» per quanto gli è accaduto.
Un «incubo», il suo, durato tredici giorni. E che, fin da subito, ancora prima che fosse emesso il provvedimento restrittivo a carico dell’esponente Ds, ha mobilitato in modo corale il centrosinistra.
La decisa difesa giunta dal presidente della Regione Agazio Loiero, della Margherita; le dichiarazioni del segretario regionale dello stesso partito, Franco Bruno, che parlò di «atto non commisurato alle contestazioni» e di «esagerato accanimento giudiziario»; l’«errore giudiziario» con il quale il viceministro dell’Interno Marco Minniti bollò il caso.
Sono solo alcuni esempi della solidarietà mostrata dal centrosinistra e che ha suscitato non poche polemiche all’interno dello stesso schieramento per le forme plateali che assunse nei giorni immediatamente successivi all’arresto di Pacenza. Otto parlamentari dell’Unione organizzarono anche un sit-in davanti al carcere di Cosenza dove era rinchiuso il consigliere e si recarono poi a fargli visita. Scoprendosi improvvisamente garantisti e arrivando anche a chiedere le dimissioni del ministro per le infrastrutture Di Pietro, che aveva osato criticare le iniziative, giudicante inopportune e strane.
Sembrava, in quei giorni, di vedere un film già visto, ma alla rovescia, con un centrosinistra che, per l’occasione, aveva vestito l’abito del garantismo abitualmente mostrato dal centrodestra. E infatti, questo strano capovolgimento dei ruoli è stato rilevato dalla Casa delle libertà. Dichiarandosi «piacevolmente sorpreso» dall’efficienza della magistratura calabrese, Maurizio Gasparri ha rilevato come «sarebbe stato apprezzabile che in altri casi riguardanti i diversi settori politici la magistratura avesse dimostrato analoga efficienza nell’assumere decisioni simili. Così come sarebbe piacevole assistere ad esercizi di garantismo della sinistra in tutte le direzioni. Non soltanto quando sono coinvolti i propri esponenti».