Pacifico: "Io, autore per forza. Ma in primavera torno con un cd"

È il principe dei compositori pop italiani: ha scritto brani per Celentano, Morandi, Mannoia e Bersani

Milano - La battuta è telefonata, ma è proprio il caso di dire che Gino De Crescenzo-Pacifico, dopo Sei nell’anima, è nell’anima dei maggiori cantanti. Lo straordinario successo radiofonico e discografico della canzone che ha rilanciato Gianna Nannini dopo anni un po’ appannati, ha trasformato Pacifico in una specie di gallina dalle uova d’oro della canzone italiana e, improvvisamente, fuori dal suo studio, c’è la coda di gente che gli chiede testi. E qualcuno torna addirittura indietro a mani vuote. Pacifico, il grande pubblico l’ha conosciuta per una sua canzone sul palco di Sanremo, bellissima, che lei interpretò come peggio non si poteva. Ma bastava ascoltare i suoi dischi e leggere i libretti per capire che lei era un ottimo autore.

Come nasce Pacifico che scrive per altri?
«Casualmente, quasi inconsapevolmente. Fiorella Mannoia cercava giovani autori e io, che stavo con i Rossomaltese, le scrissi la musica di una canzone. Ma fu solo dopo, con Roberta Torre per Sud Side Story e Gabriele Muccino per la canzone Ricordati di me, che scrissi proprio con un “mandato”».

Il primo grosso nome fu Celentano.
«Questi sono anni di forte crisi autorale e in molti cercano disperatamente gente che scriva. Così mi mise alla prova Claudia Mori che un giorno mi telefonò, dicendomi: “Mi dicono che scrivi bene, vuoi provare a fare qualcosa per noi?”. Mi tremava la cornetta in mano. Andò bene e nacque prima I passi che facciamo e poi un brano per il sito di Adriano».

Poi toccò a Samuele Bersani e Frankie Hi-nrg.
«Con loro è diverso, sono amici. Samuele mi ospitò nei suoi concerti, poi cantò Le mie parole e scrissi per lui, quasi per gioco, Maciste. Frankie fece il regista di un mio video, scrivere e poi cantare insieme Animanera venne in automatico».

Sei nell’anima e la collaborazione con Gianna Nannini in Grazie, dove lei firmò un altro testo, come nacquero?
«Un po’ come con Celentano. Gianna era alla ricerca di qualcuno con cui scrivere e stava cambiando anche management, passando alle cure di Adele Di Palma di Cose di musica, con cui lavoravo anch’io. Provammo a lavorare insieme e ci trovammo a casa di Gianna, nel suo caos tipico, gomito a gomito. Andò benissimo e la canzone nacque nello spazio di un paio di mattine. C’erano dischi d’oro ovunque... ».

Come si scrive con la Nannini?
«Lei ha una felicissima vena musicale, ed è un reagente potentissimo nei confronti di un’idea, di uno spunto, una parola. È come un centravanti con il gol: ha un istinto naturale per le parole, che sa usare senza pudore».

La riconvocazione per i tre brani di Giannabest, fra cui il fortunatissimo Suicidio d’amore e la bellissima Pazienza, a questo punto è stata automatica?
«Direi naturale. Ci troviamo bene, insieme. E anche stavolta i tre brani sono nati in tre-quattro giorni. Quello che ci ha fatto più soffrire è quello rock, Mosca Cieca, perché l’italiano è una lingua difficile da mettere nel rock».

Queste canzoni passano di continuo in radio. Ma un autore diventa ricco? Il signor Siae bussa in continuazione alla sua banca?
«Ho la fortuna di vivere di musica, da tre anni a questa parte. Ma, per una serie di meccanismi, non si arricchisce affatto. Negli anni Sessanta e Settanta, invece, bastava azzeccare un testo per vivere di rendita tutta la vita. In Italia, gli unici autori che fanno il salto sono quelli che scrivono per Bocelli, Pausini e Ramazzotti, che vendono in tutto il mondo».

Allora, quasi c’è, visto che ora ha scritto per Bocelli!
«Le saprò dire. Scrivere per lui è stato un onore e un’emozione vera. Ho firmato bollettini addirittura per una specie di Siae della Papuasia».

Poi, l’ha voluta Ornella Vanoni...
«Con una voce così, puoi scrivere qualsiasi cosa e va già bene... ».

E Gianni Morandi.
«Lui mi ha stupito davvero. È una persona di una squisitezza unica: chiede sempre pareri, consigli, addirittura ha voluto che andassi in studio. Capisce? Morandi che chiede consigli su come cantare a me!».

Qualche no?
«C’è stato. In qualche caso, ho anche provato. Ma non riuscivo a mettere le parole giuste su una musica già scritta. Oppure, i miei testi non andavano bene perché avevano troppa personalità o troppa forza emotiva. E questo, per un autore, non è detto che sia un bene».

Per mettere la sua personalità e la sua grandissima passione tornerà a cantare in prima persona?
«Sto preparando il mio primo disco con la Sugar. Caterina Caselli ti segue con cura artigianale e quasi maniacale e questo è straordinario per un’etichetta indipendente che però è quasi una major. A primavera, mi risentirete anche cantare».