Pacifico, «suoni tropicali» nel nuovo cd

L’artista milanese torna con un album a fine mese. In scaletta un brano con Samuele Bersani

Massimiliano Lussana

La continuità ideale con la prima canzone di Gino «Pacifico» De Crescenzo è perfetta. Là, con un jet in volo in sottofondo, il cantautore si presentava: «Gino, papà napoletano, un quarto brasiliano, Pacifico, Milano». Qui, nella prima canzone del 2006, che arriverà in radio il 6 gennaio, il jet è atterrato. E, infatti, si intitola Dal giardino tropicale.
Il tocco di Pacifico, contemporaneamente aggettivo e sostantivo, è ormai consolidato: la cifra stilistica fatta di un testo levigatissimo e ricco di ricerca linguistica abbinato a una leggerezza totale e pacificante (sì, lo so, sono al secondo facile gioco di parole, ma prometto che è l’ultimo) è quella di sempre. I risultati pure: Dal giardino tropicale scorre via piacevole e dolce, musica leggera nel senso migliore che la parola sa avere. E probabilmente non è un caso se proprio Musica leggera era il titolo del disco precedente di Pacifico.
Dal giardino tropicale è l’antipasto, nel senso letterale del termine, di quello che porterà a fine pasto, il 27 gennaio, quando uscirà Dolci frutti tropicali, il nuovo disco del cantautore milanese. Che, fra l’altro, sarà il primo del nuovo corso della Radiofandango, la casa discografica diretta da Stefano Senardi, papà del Live 8 italiano, che è la traduzione in note della Fandango di Domenico Procacci, la casa produttrice di quasi tutto il cinema italiano che aveva qualcosa da dire in questi anni. E Senardi era il patron dell’etichetta indipendente Nun quando Pacifico partecipò al suo omaggio a Franco Battiato.
Oppure, il cinema. Gino ha una scrittura molto cinematografica e, appena può, da quando firmò Sud Side Story di Roberta Torre, si tuffa nelle colonne sonore. E, anche qui, siamo ai corsi e ricorsi. Perchè, ad esempio, Pacifico ha firmato la colonna sonora di Ricordati di me di Gabriele Muccino, scrivendo la delicatissima title-track e Il Faraone, canzone-manifesto del senso di onnipotenza di un adolescente che si crede onnipotente. E quel film era, ovviamente, un film Fandango. Oppure, Pacifico ha partecipato al disco che raccoglieva le musiche dei film di Matteo Garrone. Prodotti, ça va sans dire, da Procacci. Lo stesso Procacci che è l’editore di Alessandro Baricco che si è confessato più volte fan di Pacifico, che seguiva fin dai tempi in cui scriveva musiche a Radiotre per una trasmissione carissima a Baricco, dove hanno incrociato le loro strade.
Ma - in questa sorta di filastrocca circolare delle collaborazioni, che non risparmia nemmeno le sigle delle fiabe per bambini - è su quelle musicali che Pacifico dà il meglio. Ha scritto I passi che facciamo per Adriano Celentano; è stato autore di Questa voce, esordio solista di Simona Bencini, voce dei Dirotta su Cuba; ha avuto Frankie Hi-Nrg Mc come regista de Gli occhi al cielo, ma ha ricambiato il favore cantando in Anima nera di Frankie; ha avuto come ospite Ivano Fossati in A poche ore; è stato ospite di Samuele Bersani in un bellissimo tour, capace di dimostrare che l’amicizia può esistere anche nella musica, e gli ha prestato Le mie parole, apprezzatissima peraltro anche dai Negramaro. Corsi e ricorsi: in Dolci frutti tropicali Samuele ci sarà in voce con Da qui. «Quando ho sentito Le mie parole - ha spiegato Bersani con un pizzico di invidia - ho pensato che era perfetta così. E ho voluto cantarla». Insieme a lui, nel nuovo disco di Pacifico, ci sarà la tromba di Roy Paci in L’altalena e ci sarà la voce torrida di Petra Magoni in Caffè. Tante collaborazioni che, in un mondo di individualisti come quello della musica italiana, sono una notizia. E poi, il carattere di Gino. Pacifico. Lo so, avevo promesso di smetterla con i giochi di parole. Ma, dopo aver sentito questo disco, sono alla frutta. Dolci frutti tropicali, per la precisione.