Il pacifismo di Diliberto: «Berlusconi fa schifo dobbiamo dirlo a tutti»

Il Cavaliere: questo è fuori di testa E Rutelli avverte la sinistra: «Reprimeremo i disordini». Rizzo: «Smetta di fare il provocatore»

Roma - Pur di continuare la rincorsa ai voti della sinistra radicale e dragare nel già affaticato bacino elettorale di Rifondazione comunista, Oliviero Diliberto scivola nella più banale delle ovvietà. Ribadendo sì un concetto di cui da tempo ha messo al corrente il Paese, ma scegliendo forse il momento meno opportuno. «Io - dice il segretario del Pdci - non ho nulla a che vedere con Berlusconi e voglio farlo capire bene. Bisogna far vedere in tutti i modi che ci fa schifo». E ancora: va fatto soprattutto in tv, perché «è l’occasione per parlare alle masse». Parole che arrivano a poche ore dall’informativa alla Camera del ministro dell’Interno Amato che ha ribadito come il Cavaliere fosse tra «gli obiettivi presi in considerazione» dalle Br. Parole che al convegno sul revisionismo organizzato dal Pdci vengono accolte con applausi da stadio e scatenano la durissima reazione di Forza Italia.
Silvio Berlusconi ufficialmente non parla, ma a Palazzo Grazioli lo definiscono «furibondo». Anche perché l’attacco di Diliberto arriva dopo che lunedì a Porta a Porta il vicepresidente del Copaco Massimo Brutti aveva ventilato una sua responsabilità nell’aver esacerbato lo scontro politico. E, riferisce un parlamentare azzurro, uscite le prime agenzie sulle dichiarazioni del segretario del Pdci, il Cavaliere sarebbe sbottato: questo è fuori di testa. Più cauto Paolo Bonaiuti, che si affida invece all’ironia. «Diliberto - dice il portavoce di Berlusconi - è un burocrate d’altri tempi che con il suo forbito eloquio illustra il rispetto verso gli altri, lo spirito di tolleranza e la capacità di governare. Quando si parla d’altri tempi, è ovvio, si intendono quelli di Stalin».
Ma in Forza Italia c’è anche chi non usa mezze misure, al punto di accostare il leader del Pdci ai brigatisti. Il più duro di tutti è Osvaldo Napoli che non esita a definirlo un colluso dei terroristi. «Per la violenza del linguaggio - dice - si manifesta come un oggettivo sostenitore di chi fa seguire a espressioni di odio la pressione sul grilletto di una pistola o di un mitra. Chi legge o ascolta Diliberto d’ora in avanti sa con chi ha a che fare». Critico anche Renato Schifani che accusa «alcuni pezzi di questa pseudomaggioranza» di «scadimento politico». E da via dell’Umiltà attaccano anche Gabriella Carlucci («parole degne della tradizione bolscevica») e Beatrice Lorenzin («questa risposta alle minacce a Berlusconi» è «una cattiva lezione» di cui «non avevamo bisogno»). Ma reazioni stizzite arrivano anche da An, perché Diliberto tira in ballo pure Gianfranco Fini per dire no alla «memoria condivisa» («Fini si tenga la sua, noi ci teniamo la nostra»). «Le sue parole e il suo attacco a Berlusconi - replica il presidente della vigilanza Rai Mario Landolfi - possono armare la mano».
Che nella maggioranza i toni restino alti nonostante l’allarme terrorismo e la manifestazione di Vicenza alle porte lo conferma anche il botta e risposta tra Francesco Rutelli e Marco Rizzo. Il leader della Margherita a dire che se a Vicenza «si verificassero disordini» dovranno «essere prevenuti e repressi con estrema severità», il capogruppo del Pdci a Strasburgo a rispondergli che «farebbe meglio a non fare il provocatore e a cercare di capire le ragioni di un grande movimento di popolo».