Il pacifismo non basta più: ora anche la Francia trema

Alberto Toscano

da Parigi

«La Francia non è al riparo dal rischio terroristico», scrive il settimanale parigino Le Journal du Dimanche, spiegando ai connazionali che nessuno - neanche i Paesi che hanno rifiutato d'aiutare gli Stati Uniti in Irak - può oggi considerarsi al di sopra dell'emergenza. Questo perché, affermano gli esperti consultati da questo giornale, «i soldati francesi si battono attualmente contro i talebani in Afghanistan al fianco degli americani, circostanza che può bastare a far collocare la Francia nel campo dei «crociati», che suscitano l’odio dei terroristi dell'estremismo islamico». Come se ciò non bastasse, i servizi di sicurezza francesi collaborano strettamente con quelli del resto dell'Occidente nella lotta al terrorismo, circostanza che potrebbe spingere Al Qaida a tentare di colpire proprio Parigi, da cui le formazioni islamiste speravano forse d’avere un trattamento di favore a seguito della controversia internazionale sulla questione irachena. Secondo un esperto di lotta al terrorismo, c'è il pericolo che il ragionamento di alcuni fanatici sia il seguente: «Se i francesi ammettono che oggi in Irak è in corso una “guerra di resistenza”, essi non possono impedirci di colpire il nemico ovunque si trovi; altrimenti i francesi ci ingannano e meritano d'essere puniti».
Del resto è stato lo stesso primo ministro Dominique de Villepin a dichiarare il 7 luglio : «Anche noi siamo vulnerabili». Di qui la scelta di alzare dal secondo al terzo livello (sui quattro previsti) l'allarme antiterrorismo, costituito dal cosiddetto «Piano Vigipirate». In questi giorni di partenza per le vacanze, le stazioni ferroviarie e gli aeroporti sono oggetto di capillari misure di controllo. I vacanzieri, con le loro borse di creme solari, incrociano frequentemente i soldati coi fucili mitragliatori. Pierre Mutz, uno dei responsabili della polizia parigina, ricorda che varie reti collegate con la criminalità terroristica sono state smantellate in questi anni nella regione parigina e anche all'interno stesso della capitale.
La Francia ospita una comunità islamica compresa tra i cinque e i sei milioni di persone (il loro numero esatto è ignoto perché la legge proibisce le statistiche e i sondaggi su base etnica o religiosa). Come dire che i fondamentalisti musulmani possono sempre trovare spazio per la loro predicazione estremista, al limite dell'incitamento criminale del delirio puro e semplice, come nel caso di un religioso islamico che teorizza il diritto del marito a picchiare la moglie. In questa comunità s'annida ciò che rimane in Europa del vecchio Gia, Gruppo islamico armato, ossia l’organizzazione terroristica responsabile di decine di migliaia di morti in Algeria nel corso degli anni Novanta.
Persone legate al Gia hanno già insanguinato la Francia a partire dal dirottamento del dicembre 1994, quando un Airbus in servizio da Algeri a Parigi venne dirottato su Marsiglia, dove fu attaccato dalle forze di sicurezza francesi. Ormai sembra certo che i pirati volevano farlo decollare per condurlo a schiantarsi contro la Tour Eiffel. Poi c'è stato il tragico (8 morti e 80 feriti) attentato del 25 luglio 1995 alla stazione Saint-Michel della metropolitana parigina, primo atto di una nuova serie di azioni terroristiche sempre collegabili al Gia algerino.