Pacini Battaglia in cella chiede i domiciliari

Gianluigi Nuzzi

da Milano

L’ultima volta era finito in manette nella hall del hotel Palace a Milano. «In carcere, dottore», tagliò corto il maresciallo. E lui, Pierfrancesco «Chicchi» Pacini Battaglia, 71 anni, toscano di Bientina e faccendiere, dai fondi neri Eni ai rapporti con il ginevrino Omar Yahia e con il miliardario anglo-iracheno Nadhmi Auchi, non batté ciglio. Contropiede. «Prego, prima però brindiamo - scappò in una risata -. Champagne per tutti. Offro io, naturalmente». Calici al cielo, manette, San Vittore.
Stavolta l’arresto è tutt’altra storia. E di stare dietro le sbarre al banchiere della misteriosa Karfinco proprio non va giù. Altro che brindisi, qui si rischia la pelle. Questo stando almeno all’istanza che il difensore ha già presentato: arresti domiciliari per motivi di salute. Un cuore che tentenna con cinque by pass e tanti misteri da custodire. Ancora. Dove? Ma proprio lì nella villa di famiglia che domina piazza Vittorio Emanuele, quella della chiesa Santa Maria Assunta a Bientina, quattro case in terra pisana con la gente magari ruvida sarcastica ma che mai gli ha voltato le spalle.
È dal 1993 che si parla a ogni longitudine giudiziaria di Pacini Battaglia. Dall’Alta velocità ai rapporti con Antonio Di Pietro, da Enimont ai fondi neri, da La Spezia e Lorenzo Necci sino ai processi di Perugia. Lui si era sempre sfilato via da ogni sentenza di condanna tra innocenze vere, innocenze presunte, prescrizioni, dimenticanze e oblio. Ma ieri l’altro, come anticipato sabato dal Corriere della Sera, la sentenza della Cassazione del processo Eni gli ha spalancato le porte della prigione. Casa circondariale di Pisa, fine pena 2011. Un carcere non duro - c’è detenuto anche Adriano Sofri - con una direzione attenta al reciproco rispetto. Ma sei anni sono lunghi.
Pacini finora la cella non l’ha ancora vista. È stato portato subito al centro clinico del carcere. I letti erano tutti occupati e così l’hanno parcheggiato in corsia. I medici lo sottoporranno a una serie di esami clinici. Si stabilirà se le condizioni di salute consentono di espiare la pena in carcere. O sarà meglio la custodia domiciliare o il differimento della pena, come chiede il difensore Alessio Lanzi. «Già per la fine della prossima settimana - ipotizza il legale - il magistrato potrà decidere sulla base della nostra richiesta, della cartella clinica e degli accertamenti medici che si stanno svolgendo in queste ore al centro clinico. Attendiamo».
Tra amici e familiari hanno destato un certo stupore le ricerche approfondite disposte dai magistrati di Milano per individuare e arrestare Pacini Battaglia. Ma l’esecuzione dei provvedimenti e delle sentenze definitive non ammettono tentennamenti. Una prima visita delle forze dell’ordine in casa Pacini aveva infatti dato esito negativo. Non trovando il condannato in casa, era partita in automatico la procedura per disporre per la qualifica di latitante. E quindi l’ampliamento delle ricerche.
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