Pacini Battaglia torna in cella e viene colpito da un infarto

Il tribunale non aveva ancora esaminato la richiesta di arresti domiciliari per l’ex banchiere, 71 anni, malato di cuore. Deve scontare una condanna a sei anni

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Infarto per Pierfrancesco Pacini Battaglia: il finanziere dei fondi neri Eni, 71 anni, detenuto dal 4 novembre nel carcere di Pisa per scontare sei anni di reclusione da sabato è ricoverato in ospedale. Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ancora non aveva esaminato la richiesta di arresti domiciliari presentata per motivi di salute dai difensori dell’uomo d’affari, che questi è stato colpito da infarto e trasferito d’urgenza al nosocomio Santa Chiara di Pisa. Dove rimane ancora sotto osservazione medica.
Lo si è scoperto a Milano davanti alla seconda Corte d’Appello all’udienza del processo che vede il banchiere della Karfinco svizzera accusato di corruzione in relazione a presunte tangenti nel settore ferroviario. Pacini ovviamente non si è presentato e i suoi difensori hanno presentato la documentazione medica attestante il ricovero. A questo punto il sostituto procuratore generale Piero De Petris ha preso atto della situazione clinica del «Banchiere appena un gradino sotto Dio», come venne definito nel 1993 dai Pm durante Mani Pulite, e non si è opposto al rinvio disposto dalla Corte al 14 dicembre prossimo. Subito dopo l’arresto compiuto nella casa di Bientina, i legali avevano chiesto di mandare Pacini Battaglia agli arresti domiciliari. Lui invece, il banchiere dei segreti e delle imbarazzanti intercettazioni telefoniche, aveva reagito con una battuta all’arresto: «In carcere datemi un materasso ortopedico - disse agli agenti -. Sapete, soffro di mal di schiena».
Se il processo è rinviato, la situazione clinica e quella processuale di Pacini Battaglia rimangono compromesse. La salute, tra ricoveri e by pass, è incerta. Questo stando a quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Francesco Virgone, per il quale le condizioni di Pacini Battaglia sono serie ma non gravissime. Insomma non sarebbe in pericolo di vita ma la detenzione dietro le sbarre per i suoi difensori è ormai incompatibile con lo stato di salute. Sul fronte processuale invece pesa la condanna a sei anni inflitta dalla seconda sezione della Cassazione a fine ottobre. Pena da espiare. Immediatamente. I giudici con l’ermellino infatti sottolineavano «la reiterazione dei fatti in un arco temporale limitato, sintomatica di spiccata inclinazione alla violazione del precetto penale e quindi di pericolosità sociale». Inoltre, respingendo i motivi d’appello avanzati dai difensori, nelle motivazioni della sentenza si sottolinea che i giudici di merito «hanno negato che Pacini Battaglia avesse fornito nel processo una collaborazione tale da considerarsi di rilievo» attribuendo «valenza positiva al tempo trascorso dai fatti, al comportamento processuale corretto e all’età dell’imputato, ma solo ai fini della determinazione della pena, conseguentemente ridotta». Più, ovviamente, i diversi processi che sono ancora pendenti tra Suprema Corte e Corte d’Appello.