Il packaging del futuro a Ipack-Ima, innovazione e ricerca italiana

Sei mostre collegate e duemila aziende presenti, 500 delegazioni di buyer stranieri per la grande mostra in corso a Fiera Milano. Una filiera che vale in Italia oltre 40 miliardi di euro, fondamentale per la sostenibilità ambientale, economica e sociale. E il professor Ratti spiega come saranno le etichette "intelligenti" dei prodotti che si acquisteranno

“Il packaging e le tecnologie di lavorazione del prodotto che stanno a monte sono un’eccellenza italiana. Le aziende della filiera valgono oltre 40 miliardi di euro di giro d’affari, esportano in media oltre i tre quarti della produzione e occupano 150mila addetti. Tre anni fa gli addetti erano 143mila, il che significa che a dispetto della crisi questa filiera cammina e produce lavoro. E’ qui, nella meccanica strumentale, che si gioca il futuro del Paese. Abbiamo bisogno di più tecnici e più ingegneri. Dobbiamo coltivare le eccellenze tecnologiche, che però necessitano di puntare sulla formazione con adeguati contratti di lavoro”. Guido corbella, amministratore delegato di Ipack-Ima, è entrato subito nel cuore del problema mettendo sul piatto il peso economico e i valori del settore legati al fattore umano, alla sua qualificazione, per poter guardare al futuro rafforzando la leadership italiana a livello internazionale.

La “provocazione” di Corbella è stata raccolta dal ministro del Lavoro Giuliani Poletti che ha ribadito l’obiettivo del contratto a tempo indeterminato per programmare una crescita professionale solida, all'inaugurazione a Fiera Milano della mostra del processo e packaging Ipack-Ima, colosso mondiale quest’anno rafforzato da tre nuove manifestazioni “verticali” dedicate al trattamento del prodotto alimentare fresco: Meat-Tech per le carni; Dairytech per il latte e derivati; Fruit Innovation per l’ortofrutta. Oltre a Converflex (stampa su imballaggio ed etichettatura) e Intralogistica Italia (movimentazione merci). In tutto ben 2000 aziende espositrici per un terzo estere, su 160mila metri quadrati in 11 padiglioni di Fiera Milano a Rho. Un evento unico e internazionale, sia per la partecipazione di espositori esteri sia per le 500 delegazioni di buyer attese (270 delle quali organizzate in collaborazione con Mise e Ice).

Ma l'inaugurazione di Ipack-Ima è stata anche l’occasione per una riflessione sul packaging del futuro, tracciato dal professor Carlo Ratti - curatore del Future Food Disctrict di Expo Milano 2015 - e, tra i diversi relatori presenti all’evento, da Marco Pedroni, presidente di Coop Italia e di Ipack-Ima 2015. Un futuro non molto lontano in cui - dice Ratti - basterà avvicinare la mano a un prodotto per veder comparire su schermi predisposti informazioni complete, immediatamente leggibili, chiare sull’origine dell’alimento, la sua storia, i vari passaggi della lavorazione, le caratteristiche ecologiche e nutrizionali, i modi d’uso. La vecchia etichetta resterà, ma se ne aggiungerà una virtuale più ampia e completa: "intelligente". E’ l’unione del mondo fisico con quello digitale che attraverso l’informazione consente di diventare consumatori consapevoli e comprare meglio, dice Ratti. Ma non solo. Per Pedroni tutto questo - che si può già provare nel Supermercato del Futuro di Coop a Expo - significa anche produrre meglio.

Futuro che è in marcia e presto diventerà realtà perché già oggi, ad esempio, si stanno sperimentando - e l’Italia è in prima linea - tecnologie ad alta pressione in grado di allungare la data di scadenza dei prodotti senza usare conservanti o temperature elevate. Sottoporre un alimento a una pressione sei volte superiore a quella in fondo alla Fossa delle Marianne uccide i batteri ma non gli enzimi. Risultato? Rende il pesto migliore, più sano e anche più facile da esportare. E nello stesso centro dove si studiano le alte pressioni, la Stazione Sperimentale delle Conserve di Parma, si studia anche come ricavare imballaggi dai prodotti agricoli per confezionare gli stessi prodotti: dalle bucce di pomodoro è nata una vernice ecologica da usare all’interno delle scatolette di pelati, polpe, e passate. Ossia il pomodoro contribuisce a confezionare se stesso.

Nel futuro del packaging c’è anche una grande attenzione per l’ambiente: un packaging “leggero” che risparmia plastica, carta, metalli e vetro; riciclabile; biodegradabile; che ottimizza l’utilizzo dello spazio eliminando i vuoti; che aiuta il consumatore a dosare correttamente il prodotto e a richiudere le confezioni eliminando gli sprechi. Insomma un packaging intelligente che dialoga con il prodotto e con il consumatore. Per cinque giorni Ipack-Ima e le sue mostre saranno il cuore del business per chi si occupa di tecnologie di processo e confezionamento. Ma anche un’occasione unica per riflettere sui cambiamenti che ci aspettano. E prepararsi per tempo.