Pacs, aborto e referendum: il Vaticano in campo sui valori

Ma nella sua prima enciclica il Santo Padre ha scritto che «la Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica»

da Roma

Ieri dal Papa la definizione dei criteri in base ai quali i cristiani devono valutare i programmi di governo, una settimana fa dal cardinale Camillo Ruini l’invito agli elettori a fare attenzione a norme che «comprometterebbero gravemente il valore e le funzioni della famiglia legittima e il rispetto che si deve alla vita umana dal concepimento al suo termine naturale». Due settimane fa il deciso «no» di Benedetto XVI ai Pacs e alla pillola abortiva, pronunciato in occasione dell’udienza agli amministratori di Roma e del Lazio. Come si concilia tutto questo con quanto lo stesso Papa Ratzinger ha scritto nella sua prima enciclica, affermando che «la Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile, non può e non deve mettersi al posto dello Stato»?
Fino alla metà degli anni Novanta, quando ancora esisteva la Dc o il Ppi prima della scissione, la Chiesa invitava i fedeli all’unità dei cattolici in campo politico. Da oltre un decennio, con la frantumazione delle forze politiche che si richiamano esplicitamente alle radici cristiane, presenti in entrambi gli schieramenti dell’Italia bipolare, è venuta meno qualsiasi indicazione di questo tipo. Il Papa e la conferenza episcopale italiana si astengono dall’invitare a votare per questo o quel partito, per questo o quello schieramento. Alzano però la loro voce quando sono in gioco valori fondamentali, umani prima ancora che cristiani.
È il caso, ad esempio, della tutela della vita e della famiglia. Nel maggio 2005, alla vigilia dell’importante referendum sulla fecondazione assistita, Benedetto XVI, eletto da poco più di un mese, è sceso in campo appoggiando pienamente la posizione della Cei in sostegno all’astensione: «Non lavoriamo per interessi cattolici, ma sempre per l’uomo, creatura di Dio».
Con uguale chiarezza, lo scorso 12 gennaio, ricevendo il sindaco di Roma e i presidenti della Provincia e della Regione Lazio, Benedetto XVI è entrato nel merito di questi argomenti chiedendo provvedimenti «di sostegno alle giovani coppie nel formare una famiglia e alla famiglia stessa nella generazione ed educazione dei figli». Pochi giorni dopo, Ruini metteva in guardia elettori ed eletti dalla tendenza a introdurre norme su Pacs, eutanasia, pillola abortiva. Ogni presa di posizione suscita la reazione indignata di alcune forze politiche che gridano all’«ingerenza». Nella sua enciclica Benedetto XVI scrive che la Chiesa non vuole imporre «a coloro che non condividono la fede prospettive e modi di comportamento che appartengono a questa», ma ciò non significa rimanere in silenzio. Saranno poi gli elettori, nel segreto dell’urna, a decidere secondo coscienza, nel pieno rispetto delle regole democratiche.