Pacs e scuole private la Rosa nel pugno tiene i Ds sulle spine

Arturo Gismondi

C’è chi sostiene che il fatto nuovo della campagna elettorale è la capacità dimostrata dalla Rosa nel Pugno di aprire nei Ds, sul tema dei diritti civili, una contraddizione fra lo spirito laico che esiste in un’area del partito, e le cautele che si richiamano a una storica alleanza col mondo cattolico che con Berlinguer, ancora alla metà degli anni ’70, aveva partorito la strategia del «compromesso storico». Qualcuno nello Sdi ha aggiunto che la lista dell’Ulivo e la sua proiezione nel futuribile partito democratico sarebbe un «compromesso storico bonsai». Il passaggio di alcuni esponenti dei Ds come Lanfranco Turci e il filosofo De Giovanni invece è un primo varco apertosi nel monolite Ds.
Romano Prodi ha reagito alla notizia notando come si tratta di «passaggi interni all’Unione», intendendo con ciò dire che sono sempre forze, e voti, tutti suoi. Mentre D’Alema si chiede con una certa dose di sarcasmo «quante sezioni dei Ds» sono passate a Pannella, come a dire, col Manzoni, che non saranno questi poveri untorelli «a spiantare Milano». Fra i Ds insomma si esibisce sicurezza nel proprio radicamento territoriale, inattaccabile da movimenti di intellettuali vaganti. Sotto pelle, però, circola nel partito un nervosismo che riguarda la situazione sempre più confusa che si è venuta a creare nell’Unione. In effetti negli ultimi tempi nel centrosinistra qualcosa è successo, e proprio a motivo dell’iniziativa della Rosa nel Pugno e dell’ingresso dei radicali. La geografia interna si è fatta più confusa, i fronti si sono fatti ancor più frastagliati. Fino a qualche tempo fa la grande frattura nell’alleanza correva lungo la divisione destra-sinistra, da Bertinotti a Diliberto, ai Verdi, da una parte, fino a Mastella, Rutelli e Fassino, l’ala definitasi «riformista» dall’altra. A queste divisioni, che corrono sui temi tradizionali (politica estera, economia, lavoro, grandi opere e infrastrutture) si è aggiunta l’apertura di un altro fronte trasversale al primo, che investe il tema dei «diritti civili»: Pacs, coppie di fatto, etero o omosessuali che siano, eutanasia, bioetica. Sono argomenti che finiscono per coinvolgere i rapporti col mondo cattolico attraverso le richieste di revisione del Concordato, la messa in discussione dei privilegi, presunti o reali, assicurati alla Chiesa su temi come la scuola, le proprietà e le attività ecclesiastiche.
Questi problemi, nella sinistra, sono sempre esistiti. Ma ad accenderli e esasperarli all’interno dell’Unione, fino a dar vita a nuovi dissidi fra laici e cattolici, ha provveduto in effetti l’ingresso nell’Unione dei radicali di Pannella che con la Rosa nel Pugno ha riacceso con nuovo vigore le polemiche interne all’Unione. Aggiungendo però ad esse un fronte esterno, quello con un mondo cattolico fattosi più inquieto nei confronti della situazione politica italiana. E qui Prodi sbaglia a dire che non c’è da preoccuparsi, perché il dibattito sul suo sterminato programma si è fatto più acceso proprio sui Pacs, sui finanziamenti alla scuola privata ove si sono verificate le rotture e le polemiche più clamorose.
La piccola defezione di Turci e compagni ferisce i Ds, ma con essi la lista unica dell’Ulivo, e in prospettiva quel «partito democratico» nel quale si allargano gli spazi fra una Margherita approdata con Rutelli a una sorta di partito moderato-cattolico e i Ds, che sull’argomento finiscono per assumere posizioni ambigue, tendenti all’immobilismo. Il partito di Fassino è percorso, come il resto della sinistra, da posizioni laiche o laiciste Ma su un altro versante rimane abbarbicato a vecchie retoriche togliattiane e berlingueriane, e all’inesausto «dialogo coi cattolici» che fa di Livia Turco, imprevedibilmente, un personaggio centrale nelle polemiche a sinistra su questi temi.
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