Pacs, Luxuria divorzia da Grillini «Non firmo la proposta di legge»

Il transgender di Rifondazione comunista: «Così si rischia il muro contro muro»

Luca Telese

da Roma

È un duello feroce ma cordiale, meraviglioso e terribile, una guerra fra consanguinei concorrenti, quella che è esplosa ieri tra Vladimir Luxuria e Franco Grillini. Il deputato/a di Rifondazione contro il deputato dei Ds, ma anche il transgender contro l’omosessuale, il radicale che attacca «da destra» e scavalca il riformista per stupire ancora una volta e farsi più moderato di lui purché questa moderazione sia comunque trasgressione. Ed è infine l’ultimo atto di una guerra a sinistra, la battaglia fra il più puro che epura ed anche il gesto di massima contaminazione possibile fra Luxuria e Bertinotti. Bertinotti che transita dalla lingua operaista a quella istituzionale e il trans che passa dalla lingua della differenza al neo bertinottismo. I fatti, in apparenza, sono del tutto banali. Franco Grillini, padre della proposta di legge sui Pacs (ne è stato tutore, ideatore e relatore nella scorsa legislatura) decide, come annunciato, di inviare il suo disegno di legge a tutti i colleghi in casella. Ed incredibilmente, la prima reazione negativa che suscita, è proprio quella di Luxuria, uno che almeno sulla carta dovrebbe essere d’accordo con lui.
Eppure, il deputato-transgender, cesella un comunicato che sembra condito con cortesia e curaro: «Con tutta la stima e l’apprezzamento per l’amico e collega Franco Grillini - scrive Luxuria - mi trovo però in disaccordo sulla modalità e i tempi con cui ha fatto recapitare la sua proposta». Il deputato di Rifondazione, in pratica, accusa Grillini di massimalismo: «La nostra posizione è quella di fedeltà e lealtà al programma dell’Unione, ci riteniamo vincolati al programma e pensiamo che il confronto sia necessario con tutte le forze della coalizione». Poi, l’accusa, molto esplicita: «Così si rischia di andare al muro contro muro». Ed infatti Luxuria conclude, auspicando «che ci sia il dialogo con tutte le forze del centrosinistra che hanno anche idee diverse dalle nostre».
La questione, ovviamente, è tutta simbolica, visto che nel programma dell’Unione evocato da Luxuria i Pacs non sono mai citati in quanto tali, ma in realtà previsti da un articolo in cui si dice che il centrosinistra «riconosce tutte le unioni di fatto indipendentemente dal genere e dal sesso di chi le mette in pratica». Ed è per questo che la replica di Grillini arriva a stretto giro di posta e inizia già con una stoccata per Luxuria che come noto preferisce essere chiamata col lei (inteso nel senso femminile): «Mi dispiace che l’amico Vladimir non sia d’accordo - scrive il deputato dei Ds - io ho semplicemente ripresentato una proposta che era stata sottoscritta da 161 parlamentari della coalizione nella scorsa legislatura». Poi, anche Grillini, alza il tiro, e spiega che lui non si sente vincolato dalla burocrazia dell’accordo elettorale: «Il mio faro non è il programma dell’Unione, ma il riconoscimento dei diritti umani a cui tutta la comunità omosessuale ha diritto».
Ed ovviamente, per risalire alle radici di questo conflitto, non basta scorrere gli ultimi mesi delle rassegne stampe, bisogna infilarsi dentro il Mucca Assassina (il locale culto dell’omosessualità romana) in un giorno dei primi anni Novanta, quello che vide il primo incontro fra Grillini e un giovane cabarettista di nome Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria. Grillini era già presidente dell’Arcigay, Luxuria era già il transgender estroso che tendeva a dominare la scena. I due si piacquero, ma c’era già l’anticipazione di una rivalità possibile, che scoppiò alla fine degli anni Novanta, quando Vladimir divenne personaggio a tutto tondo, pubblicò una biografia per l’editore Castelvecchi e cercò di fondare una associazione di diritti omosessuali alternativa all’Arci, che si chiamava Azione Omosessuale. Poi Grillini divenne deputato, e sembrava che i rispettivi campi d’azione fossero divisi, ma l’entrata in scena dell’onorevole Luxuria, dopo un’esperienza a favore di Fausto Bertinotti nelle elezioni primarie, segnò il definitivo ritorno alla sfida competitiva.
In pochi mesi, Luxuria è diventato un personaggio centrale. Stupisce, dissacra, gira in Parlamento con un décolleté di pizzo ed una giacca arancione fosforescente, mette in crisi persino il collega Maurizio Gasparri che gli chiede: «Mi spieghi che cos’è un transgender?». E lui-lei «Una persona che può essere attratta sia dalle donne che dagli uomini e ha una natura che cambia». Controrisposta di Gasparri: «Bel paraculo, sei una specie di Mastella della sessualità». Alla fine il transgender ha superato tutti, è diventato più moderato del suo collega omosessuale, è passato dalla lingua della dissacrazione antagonista a quella dell’istituzionalità neo bertinottiana, e il vero paradosso è che il Pacs divide la sinistra, e sembra più lontano proprio oggi che l’Unione va al governo.