Paderno, mistero sullo scoppio: s’indaga sul passato dell’Eureco

Un primo esame della struttura non ha evidenziato irregolarità In
passato il proprietario arrestato due volte per reati ambientali. <a href="/milano/ferik_leroe_schivo_che_ha_salvato_compagni/06-11-2010/articolo-id=485108-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Ferik, l'eroe schivo</strong></a><strong> </strong>che ha salvato i compagni. <a href="/a.pic1?ID=485110" target="_blank"><strong>La lotta dei medici </strong></a>per strappare i feriti alla morte

Ancora tutte da chiarire le cause dello scoppio e dell’incendio che hanno ridotto in fin vita sei operai in un magazzino della «Eureco» di Paderno Dugano. Diverse le ipotesi, al momento prive di conferma, mentre non sarebbero state riscontrate palesi irregolarità nella documentazione della ditta specializzata nella raccolta, trattamento e smaltimento di rifiuti speciali. Qualche irregolarità invece è stata trovata nel passato del titolare, Giovanni Merlino: due arresti e una denuncia per reati ambientali.
L’inferno è scoppiato giovedì poco prima delle 15 in un magazzino dello stabilimento di via Mazzini 101, dove lavoravano una quindicina di dipendenti della cooperativa Tnl, con sede in via Rovigno 11 a Milano. La fiammata ha investito sei operai, tutti ora gravissimi e tre in condizioni disperate. Il pm di Monza Manuela Massenz ha aperto un’inchiesta e chiesto ai carabinieri di Desio e ai Vigili del fuoco, di cercare di ricostruire cosa sia successo.
Di sicuro si sa solo che gli operai erano in quel momento impegnati nella movimentazione e nello stoccaggio di scarti industriali. Poi l’esplosione, preceduta da uno spaventoso boato. Al momento le ipotesi più solide ruotano attorno a due bombole: una di acetilene e una di gpl. La prima, contenente un gas estremamente sensibile, potrebbe essere esplosa in seguito a uno «choc», ancora da individuare. Scoppiando avrebbe provocato l’incendio, coinvolgendo anche la seconda bottiglia e quindi solventi e olii. La seconda ipotesi è che un incendio, scoppiato per cause da accertare, abbia avvolto la bombola di gpl facendola deflagrare.
Nessuna evidente irregolarità nella documentazione: la ditta, almeno ufficialmente, aveva tutte le «carte in regola». Il materiale è stato comunque sequestrato dai carabinieri che nei prossimi giorni verificheranno se davvero tutto sia in regola. I militari di Desio hanno iniziato anche a sentire i superstiti a partire proprio da Ferik Mesch, rimasto ferito nel tentativo di salvare un collega. A quanto è dato di sapere l’albanese avrebbe assicurato i militari che tutte le condizioni di sicurezza erano state rispettate. Agli investigatori il compito di trovare le conferme. Nei prossimi giorni verranno invece sentiti gli operai rimasti incolumi, e Giovanni Merlino, titolare dello stabilimento.
Merlino, 59 anni, di origini foggiane, nel 1980 fondò la ditta di raccolta e smaltimento rifiuti che porta il suo nome. Poi affidata alla «European Ecology International», Eureco, una holding creata per controllare altre quattro società sparse tra il Milano e Pavia. Il 60 per cento del gruppo è nelle mani del suo fondatore, il 5 per cento a ciascuna delle figlie, Elisabetta ed Elena, mentre il rimanente 30 per cento appartiene a una società lussemburghese.
In passato l’uomo è stato più volte coinvolto in inchieste per irregolarità in materia ambientale. Nel 2003 finì agli arresti domiciliari in seguito a un inchiesta dei carabinieri di Cuneo che scoprirono una discarica abusiva di rifiuti tossici a Sant’Albano di Stura. Nel 2007 venne nuovamente arrestato su ordine della procura di Lodi, per aver diluito olii contaminati da diossine in altri olii, per risparmiare i costi di smaltimento. In luglio 2010 è arrivato il rinvio a giudizio e il 27 ottobre è iniziato il processo che non si è ancora concluso. Nel 2008 infine è stato solo denunciato per irregolarità nella documentazione di rifiuti speciali inviati all’estero.