Padoa-Schioppa accelera: «Manovra entro un mese»

Il ministro tace sull’entità della stangata ma promette: «Deficit sotto il 4% del Pil a fine 2006». Correzione tra i 4,5 e gli 11 miliardi. Da lunedì summit con sindacati e istituzioni

Gian Battista Bozzo

da Roma

L’obiettivo del governo è di riportare il deficit sotto il 4% del Pil a fine 2006. Tommaso Padoa-Schioppa spera che la manovra correttiva dei conti pubblici venga approvata dal governo prima della prossima riunione dei ministri finanziari europei dell’11 luglio, ma non va oltre. «Per ora - spiega, dopo il vertice Ecofin di Lussemburgo - non si può dire niente sulla grandezza né sulle misure della manovra; nessuna strada è stata imboccata, ma - avverte - nessuna strada è preclusa». Il ministro riconosce che una manovra di aggiustamento «ha, nell’immediato, un effetto di rallentamento dell’economia: per questo, ci saranno anche provvedimenti per lo sviluppo». L’altro obiettivo di Padoa-Schioppa è quello di portare l’avanzo primario, al netto degli interessi sul debito, al 3-3,5% del Pil «nel più breve tempo possibile». Solo così, osserva, il rapporto debito-Pil può calare in maniera durevole.
Il ministro dell’Economia non si sbilancia, dunque, sull’entità della manovra correttiva. Del resto, la commissione Faini ha fornito tre cifre di stima per il deficit: il 4,1% a legislazione vigente; il 4,4% col materializzarsi dei rischi di efficacia della finanziaria (concordato di massa, spesa sanitaria); il 4,6% coi «rischi di attuazione», che riguardano in special modo gli investimenti delle Ferrovie e dell’Anas, e le spese della Pubblica amministrazione. Il quantum della correzione dipenderà dalla cifra di partenza, dunque potrebbe variare fra un minimo dello 0,3% di Pil fino a un massimo dello 0,8%: quindi, fra 4 miliardi e mezzo e 11 miliardi di euro. E visto che Padoa-Schioppa parla anche di misure per lo sviluppo, in molti si chiedono se parte della manovra servirà a finanziare il taglio del cuneo fiscale promesso da Romano Prodi agli industriali. I cinque punti in meno di oneri fiscali e contributivi sul lavoro costano infatti circa 10 miliardi di euro, di cui al momento il governo non dispone.
Non entra comunque nei particolari, il ministro dell’Economia. «Ho detto ai colleghi europei - spiega, al termine della riunione Ecofin - che il governo italiano è consapevole degli impegni legati alla procedura per deficit eccessivo avviata l’anno scorso. Sono impegni gravosi (entro fine 2007 bisogna scendere sotto il 3% nel rapporto deficit-Pil, ndr), stiamo facendo il punto esatto di quello che manca per assolverli. I prossimi giorni e le prossime settimane saranno di intense consultazioni con le parti sociali, le Regioni, gli Enti locali e il Parlamento».
L’insistenza di Padoa-Schioppa sull’avanzo primario sembra escludere che da parte del governo vengano decise misure di cartolarizzazione, o vendite di parte del patrimonio dello Stato. «In questo momento non ci stiamo occupando di operazioni sul patrimonio. Ci sono cespiti che lo Stato può cedere a riduzione del debito - dice il ministro - ma utilizzare l’avanzo primario consente al debito di scendere nel modo più rapido». Per ottenere un avanzo più elevato, al netto degli interessi, occorre però tagliare la spesa corrente, e in quest’opera il ministro dell’Economia si scontrerà fatalmente coi sindacati e con i colleghi di governo.
Il primo incontro del governo con le parti sociali dovrebbe aver luogo lunedì: Prodi inconterà informalmente, a pranzo, i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Due giorni più tardi, mercoledì, Padoa-Schioppa sarà ascoltato dalle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. «Vogliamo approfondire con il ministro i risultati della commissione Faini», dice Enrico Morando, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Le cifre della commissione, ricorda tuttavia l’agenzia Standard & Poor’s, erano «largamente attese», e non avranno alcun impatto sulla valutazione del debito italiano. Più che una manovra correttiva, aggiunge la nota di S&P, «saranno necessarie misure strutturali per assicurare una chiara e significativa inversione di tendenza nel rapporto debito-Pil, che è essenziale per mantenere il rating dell’Italia sull’attuale livello».