Padoa-Schioppa ammette «Bastavano 15 miliardi»

Il ministro dell’Economia: «Manovra più pesante per finanziare cuneo fiscale e contratti pubblici»

Fabrizio Ravoni

da Roma

Sedici articoli, 826 commi e... 710 milioni da spendere. È questo il testimone della Finanziaria che la Camera passa al Senato. In una delle due note di variazione al bilancio, approvate domenica dal Consiglio dei ministri, viene indicato un miglioramento sia del saldo netto da finanziare sia del livello di indebitamento. Il risultato (raggiunto con il maxi emendamento del governo, sul quale è stata votata la fiducia, che ha cancellato una serie di spese della manovra) consente appunto la creazione di un vol au vent finanziario di 710 milioni, che il governo mette a disposizione dei senatori.
Insomma, i risparmi effettuati dai deputati potranno essere spesi a Palazzo Madama, senza per questo intaccare la correzione complessiva del deficit per il prossimo anno. Una scelta maturata a tavolino, e figlia della striminzita maggioranza dell’Unione a Palazzo Madama. E che dovrebbe servire a convincere i senatori riluttanti a votare la Finanziaria.
«Ci sono tanti cambiamenti da fare alla manovra», anticipa Guglielmo Epifani. A partire dalla regolarizzazione degli insegnanti precari, le cui graduatorie verranno cancellate a partire dal 2010. Ed a proposito di Finanziaria, il segretario della Cgil lamenta il taglio dei fondi per la ricerca. Musica per le orecchie di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani. Meno per Fabio Mussi.
Il ministro dell’Università ricorda le sue battaglie alla Camera per farsi ridurre i tagli alla ricerca. «Lo vedo anch’io che ci vorrebbero miliardi e non a milioni, ma questo è un anno magro per tutti». In realtà, il ministro sa benissimo che parte del miglioramento dei saldi finanziari verrà utilizzato al Senato proprio per ridurre i tagli sopportati dall’Università e la ricerca. Non foss’altro perché a Palazzo Madama è presente Rita Levi Montalcini, il cui voto è indispensabile alla maggioranza.
Nella sua battaglia a favore dei precari della scuola Epifani trova per strada un alleato prezioso: il relatore di maggioranza al Senato della Finanziaria, Gianfranco Morgando. Anche lui ritiene che la manovra debba essere profondamente modificata. Non solo per i precari della scuola. Ma anche per correggere le coperture finanziarie individuate per alcune correzioni alla Camera, che comportavano una riduzione del Fondo aree sottoutilizzate. Insomma, Morgando annuncia che «bisognerò trovare coperture alternative» al taglio dei fondi per il Sud. E per risolvere il problema di una sessione di bilancio troppo lunga, Fausto Bertinotti ribadisce la necessità di una riforma delle leggi di bilancio, «per vararla entro un mese».
Sull’argomento dei tagli al Sud, alla Camera, era intervenuto anche Pierluigi Bersani. Ed ora proprio il ministro per lo Sviluppo economico sarebbe fra i più critici nei confronti di Padoa-Schioppa. Non solo per le coperture finanziarie, ma anche per la definizione del Fondo di compensazione. Un fondo che dovrebbe servire ad attutire i tagli della manovra al finanziamento delle leggi in atto. Ma che sarebbe insufficiente rispetto alle attese. Insomma, se il Fondo di compensazione non viene rimpinguato al Senato, saltano gli investimenti in infrastrutture previsti dalla Legge Obbiettivo, ma anche i Fondi per le aree sottoutilizzate.
Ed ora che la manovra è stata approvata da un ramo del Parlamento, Padoa-Schioppa conferma che per «metterci a posto con Bruxelles sarebbe bastata una manovra da 15 miliardi», come più volte sottolineato da esponenti dell’opposizione. E spiega che se la Finanziaria è salita a 33,4 miliardi è per il taglio del cuneo fiscale (che quantifica in 9 miliardi, quando i benefici stimati dalle relazioni tecniche scendono a poco più di 3 miliardi), per il rinnovo dei contratti pubblici (che non hanno risorse aggiuntive in Finanziaria), per il costo di un miliardo della missione in Libano. Alla base della lievitazione della manovra, poi, il ministro cita gli investimenti in infrastrutture che «se è vero che vengono finanziati con l’aumento delle imposte, è anche vero che poi tornano indietro per il medesimo canale, come ad esempio il cuneo». Con un particolare. Gli investimenti sono pubblici, i benefici del cuneo sono privati.