Padoa-Schioppa cerca un posto E chiede aiuto a Tremonti per andare a guidare la Bei

da Roma

Una ventina di componenti del governo Prodi ce l’ha fatta a «riciclarsi» come deputato o senatore. I membri della Sinistra arcobaleno ci hanno provato senza successo, mentre il premier uscente e Visco hanno optato - gioco forza - per il «largo ai giovani». Il salto nel vuoto, in attesa che un «paracadute» si apra, ha dovuto compierlo pure il ministro «tecnico» Tommaso Padoa-Schioppa.
Il titolare del Tesoro, secondo quanto si apprende da fonti bene informate, avrebbe già individuato la collocazione giusta del suo buen retiro: la Bei (Banca europea d’investimento), un organismo comunitario. Il ministro avrebbe già parlato dei suoi desiderata con il vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco, il quale avrebbe ricordato che liberare una casella per un presidente italiano avrebbe comportato le sue dimissioni. Candidamente Padoa-Schioppa avrebbe risposto di non essere lui ad aspirare a quel posto, ma lo stesso incarico a «cercare» una personalità come la sua.
Convinto delle proprie chance, il ministro avrebbe informalmente contattato anche il suo successore designato Giulio Tremonti, in cerca di un’altra autorevole sponsorizzazione. Da Bruxelles, però, giungono altre indiscrezioni: la presidenza Bei sarebbe stata «promessa» al commissario Ue agli Affari economici, Joaquín Almunia, al termine del suo mandato nel 2009. La strada pare in salita per Padoa-Schioppa che, aspirando a quella carica, avrebbe rifiutato la presidenza della meno nota Bers, Banca europea di ricostruzione e sviluppo. Nell’ipotesi peggiore, infatti, non resterà nemmeno presidente del Comitato monetario e finanziario dell’Fmi, incarico assunto in quanto ministro.