Padoa-Schioppa confessa: «Conti meglio del previsto»

Ma Draghi frena: stupito dai facili entusiasmi

Fabrizio Ravoni

da Roma

Padoa-Schioppa torna dall’Ecofin di Helsinki con la convinzione che in Europa «non ci sono pasti gratis». Che il mestiere del ministro dell’Economia è cosa ben diversa da quella di banchiere centrale. Che il suo curriculum non lo mette al riparo dalle critiche della Commissione europea.
Ma, soprattutto, che per evitare le critiche di Almunia la Finanziaria del 2007 non deve raggiungere soltanto nominalmente l’obbiettivo di un deficit al 2,8% (come scritto nel Dpef). Lo deve conquistare anche a livello strutturale. Convinzione, quest’ultima, giunta dopo la discussione sul caso tedesco. La Germania è scesa nel 2006 al 2,8%, ma oltre agli apprezzamenti di rito, il ministro Steinbrueck si è sentito sospendere il giudizio della Commissione, in attesa di conoscere i risultati previsti per il 2007.
E la Germania è già scesa sotto il tetto del 3%. L’Italia - almeno ufficialmente - è al 4%. Per queste ragioni, Padoa-Schioppa prova a fare un po’ di chiarezza intorno ai conti pubblici. Per esempio, conferma che il governo modificherà il deficit di quest’anno e quello tendenziale del 2007, grazie alle maggiori entrate. Ancora una volta, però, usa aggettivi al posto dei numeri. Ed a Bruxelles gli aggettivi non contano. Il ministro dice che il governo sa benissimo che non può calcolare le maggiori entrate determinate dal miglioramento del pil fra le misure destinate alla riduzione del deficit. E non può nemmeno utilizzare le una tantum allo stesso scopo. In compenso, alza dallo 0,1% della Relazione tecnica allo 0,3% gli effetti positivi sulla finanza pubblica del decreto della manovrina.
Quindi, dice il ministro, depurato dagli effetti del pil e delle una tantum, «e togliendo ancora qualcosa per prudenza, abbiamo stimato in 5 miliardi la parte che riteniamo strutturale». E per questo ha fatto scendere la Finanziaria da 35 a 30 miliardi. In suo soccorso arriva anche Vincenzo Visco: «La riduzione della manovra è collegata esattamente ad un aumento delle entrate fiscali permanente».
I comunicati del ministero dell’Economia, però, parlano di un aumento del gettito al lordo delle una tantum e degli effetti del ciclo economico per quasi 20 miliardi di euro. Le misure una tantum superano di poco i 3 miliardi. Considerare gli effetti del ciclo incidere sulle maggiori entrate per 12 miliardi è forse un esercizio di eccessiva cautela. Oppure, è una strategia per ammorbidire e «arrotondare» gli effetti della manovra per il prossimo anno.
Una strategia che Bruxelles ha bocciato sul nascere, chiedendo all’Italia ed alla Germania di far emergere, per intero, le maggiori entrate sul deficit. Per il momento, Padoa-Schioppa conferma: «Probabilmente avremo un risultato per il 2006 migliore e dunque la parte restante da fare nel 2007 sarà relativamente minore». Ma non potrà far scendere ulteriormente la Finanziaria sotto i 30 miliardi di correzione netta. A Bruxelles lo aspettano al varco, la Commissione avrebbe preferito che gli interventi per il prossimo anno rimanessero fermi a 35 miliardi. Ed il prossimo Ecofin di ottobre sarà tutto dedicato all’esame della situazione italiana.
Una situazione che, da un punto di vista congiunturale, non permette di cullarsi troppo sugli allori. Lo dice chiaramente Mario Draghi. Il governatore della Banca d’Italia confessa di essersi «stupito» quando ha visto «manifestazioni di entusiasmo» per commentare il dato del pil all’1,5%: siamo ancora sotto il 2%, ricorda; «e non abbiamo segnali che quest’aumento della crescita sia nel lungo periodo». Per la Banca d’Italia, comunque, il pil italiano del 2006 dovrebbe crescere dell’1,7%, come previsto dalla Commissione europea, mentre il governo vuole ritoccarlo all’1,6%.
I problemi sono legati alla velocità del pil, soprattutto nel 2007, non al suo livello attuale. Le prime brutte sorprese potrebbero arrivare con i dati Istat sul pil del terzo trimestre. La spinta dell’economia reale si sarebbe già attenuata. È cresciuta nel primo e nel secondo semestre; ed ora dopo le spinte dello 0,5-0,7% dei primi due trimestri, starebbe galleggiando intorno allo 0,1-0,2%.