Padoa-Schioppa e la commedia delle smentite

Strano destino quello di Padoa-Schioppa: da banchiere centrale era rispettato da tutti e i giornalisti economici di tutta Europa ricamavano fiumi di inchiostro a seconda dell’accento più o meno caricato che metteva su ogni parola delle sue dichiarazioni. È bastato accettare il lavoro che Prodi gli ha offerto per diventare in breve tempo una figura un po’ tragicomica, bersaglio di molte delle contraddizioni della cosiddetta Unione di governo. In passato siamo stati critici con il ministro, ma ora si fa persino fatica a criticarlo e c’è, forse, da domandarsi fino a che punto un uomo accetti di continuare ad assistere passivamente alla distruzione della propria immagine e reputazione per servire una causa ormai evidentemente persa.
L’esordio non è stato dei migliori: le cronache riportano sue stime truculente sullo stato dei conti italiani «peggio del ’92», dopo aver persino effettuato un’accurata due diligence (analisi e verifica contabile, ndr) sui conti con una commissione da lui nominata: come è andata lo sappiamo ormai tutti e già si assiste al patetico spettacolo dell’assalto al «tesoretto» trovato in cassa. A seguito di ciò il Nostro è stato autore di un Dpef simile ad un manuale delle Giovani marmotte pieno di buone intenzioni: più crescita di qui, meno spese di là... Per poi dover firmare una Finanziaria su cui si è tanto scritto (e visto) che non vale la pena nemmeno di rievocare, ma che si riassume in: più tasse, più spese e redistribuzioni a casaccio. Guardando evidentemente sconfortato quello che gli hanno fatto firmare, Padoa-Schioppa ha scritto un’appassionata lettera dei desideri al Corriere della Sera dove sognava l’esatto contrario di quanto si era sinora visto, vagheggiando di concorrenza, fine dei privilegi anche dei magistrati (!!!), ecc. ecc. per poi essere ancora una volta smentito dai fatti.
L’ultimo atto si è avuto nei giorni scorsi, quando a seguito di una precisa relazione del ministro, che individuava nelle imprese il principale obiettivo dei futuri incentivi del governo (a proposito, a causa della dilettantesca scrittura della legge le imprese non hanno ancora visto un centesimo del taglio del cuneo fiscale a loro riservato), i capigruppo dell’Unione hanno velocemente provveduto a prenderlo virtualmente per la collottola, facendogli presente che le priorità sono altre, e precisamente qualche provvedimento elettorale in vista delle amministrative copiato dal programma di Berlusconi, come la cancellazione dell’Ici. Chissà se anche questa volta il ministro abbozzerà e continuerà a sopportare. La disperazione fa fare tante cose strane, peccato che le tasche che finanziano questa brutta commedia siano le nostre.
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