Padoa-Schioppa: "Manovra senza buchi". Ma i suoi tecnici non firmano

Il titolare dell’Economia continua a ignorare le critiche della Ragioneria e parla di "favole e accuse strumentali". Canzio però tiene duro: mancano i fondi

Roma - «Favole». Tommaso Padoa-Schioppa liquida così quelle che il ministro stesso definisce «presunte situazioni di non copertura» dell’eliminazione dei ticket dalla Finanziaria. «Tutte le misure hanno copertura», annuncia nell’aula del Senato.
E le obiezioni della Ragioneria generale dello Stato (Rgs)? E la mancata bollinatura? E l’assenza di relazione tecnica all’emendamento firmato da Mario Canzio? E le perplessità sulla mancata copertura dell’emendamento per 300 milioni? «Favole strumentali e poco responsabili», dice il ministro.
Queste «favole», però, Padoa-Schioppa se le sarebbe sentite ripetere in un incontro ieri al ministero con Mario Canzio. Il Ragioniere generale avrebbe ripetuto le motivazioni che hanno portato e portano la Rgs a non vidimare l’emendamento sul ticket, che «scopre» il bilancio pubblico di 300 milioni. Al termine del colloquio (ruvido, come da tempo sono i rapporti fra ministro e Ragioniere generale), il ministro avrebbe detto di comprendere la posizione della Rgs, ma che non può più fare marcia indietro. E così è stato.

Nella sua foga Padoa-Schioppa ridimensiona la Ragioneria a «uno dei dipartimenti del ministero dell’Economia». E aggiunge che fra il ministro e la Ragioneria «c’è intensa e proficua interlocuzione quale è possibile tra persone cresciute con la stessa educazione, cultura e senso dello Stato».
Tanto è alto il senso dello Stato della Rgs che Mario Canzio non ha voluto firmare una relazione tecnica che doveva nascondere una mancata copertura per 300 milioni. E che la stessa relazione tecnica (questa volta con la copertura «politica») è stata firmata, su richiesta del ministro, dal sottosegretario all’Economia Nicola Sartor.
Il ministro, poi, per giustificare quella relazione tecnica, si addentra nel percorso impervio delle tecnicalità di bilancio. Spiega che le obiezioni della Ragioneria si concentravano sugli effetti dell’emendamento sull’indebitamento netto della Pubblica amministrazione. «E com’è noto - spiega - l’indebitamento netto della Pa è una stima. Nonché una costruzione statistica basata su convenzioni internazionali». Insomma, secondo il titolare dell’Economia, una cosa di poco conto.

La «convenzione internazionale» sulla quale si elabora la «stima» dell’indebitamento netto è il «Sec 95» (in vigore, quindi, da 12 anni). Per intenderci è la piattaforma di calcolo della finanza pubblica europea: utilizzato in tutti i Paesi dell’Unione per determinare e omogeneizzare l’andamento dei conti pubblici europei. E l’indebitamento netto della Pa non è soltanto «una stima». Per i comuni mortali il valore in questione è meglio conosciuto come deficit. Quindi, le preoccupazioni della Rgs riguardavano (e riguardano), appunto, possibili «buchi» sul deficit; da qui, la mancata bollinatura.