Padoa-Schioppa: risanamento lento

Dopo le pesanti critiche di Fmi e Ue il ministro dell’Economia riconosce che le perplessità sui conti "sono da condividere". L’affondo di Fi: "Ritiri il Dpef o si dimetta". Fini: smascherate le bugie del governo

Roma - Il passo del risanamento è «leggermente rallentato», e le preoccupazioni espresse dall’eurocommissario Almunia sui conti pubblici italiani «sono da condividere». All’indomani dei pesanti rilievi giunti da Bruxelles e dal Fondo monetario sul Dpef, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa si esercita alla radio in un esercizio di equilibrismo senza rete. Da una parte ammette che il pareggio di bilancio avrebbe potuto essere raggiunto più velocemente, non facendo il decreto da 6,5 miliardi di euro (il decreto tesoretto); allo stesso tempo, aggiunge, «chiuderemo il 2007 meglio di quanto concordato con Bruxelles». Quanto ai rilievi del Fmi, «il giudizio è da approfondire», si limita a dire Padoa-Schioppa che, a quanto si dice nelle cancellerie europee, è uno dei possibili successori dello spagnolo Rodrigo de Rato alla direzione generale del Fondo monetario internazionale.

La candidatura di «Tps» è stata rilanciata ieri dall’edizione tedesca del Financial Times. Prima che Rato annunciasse le dimissioni anticipate, i Paesi europei avevano deciso di offrire al ministro italiano la presidenza dell’International Monetary and Financial Committee - l’organismo politico che guida il Fmi - al posto del dimissionario Gordon Brown. Un incarico che, come spiega lo stesso Padoa-Schioppa, è «pienamente compatibile» con le responsabilità da ministro. Ma dopo il ritiro anticipato del direttore generale spagnolo, qualcuno pensa a Padoa-Schioppa come nuovo managing director: una posizione che comporterebbe, ovviamente, le dimissioni dal governo italiano. «Abbiamo il nome di un europeo, molto adatto, sul quale siamo d’accordo in tanti», ha rivelato il ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrueck. E si dice che, in via riservata, l’Italia abbia chiesto al Fmi precisazioni sui limiti di età per la nomina a direttore generale. Il limite c’è, a 65 anni. Padoa-Schioppa l’ha superato di poco, ma se ci fosse l’accordo politico si potrebbero anche modificare le regole.

Paradossalmente, la questione potrebbe essere affrontata dai ministri finanziari europei lunedì a Bruxelles, nella stessa riunione Eurogruppo in cui emergeranno le critiche per il Dpef italiano. Padoa-Schioppa si prepara all’immancabile giudizio negativo ricordando che, anche se a passo più lento, «il risanamento continua». Il fatto è che, più che sul Dpef, l’Europa è preoccupata per l’andamento della trattativa sulle pensioni. Bruxelles ha finora considerato acquisiti i miglioramenti della spesa previdenziale legati alle riforme Dini e Maroni. Se il governo Prodi, invece, fa marcia indietro abbassando l’età pensionabile e rinviando la revisione dei coefficienti, la Commissione è pronta a fare fuoco e fiamme. Il ministro dell’Economia si limita a dire che «non esiste un piano Damiano sulle pensioni, il governo lavora insieme, l’accordo prima della pausa estiva è largamente possibile e solo alla fine potrò dire come la penso».

Le parole di Padoa-Schioppa sul risanamento rallentato, e le critiche di Europa e Fmi sul Dpef, provocano sconcerto e preoccupazione nel centrodestra. Secondo Gianfranco Fini, l’allarme della Commissione e del Fondo monetario dimostrano che «il governo Prodi fa solo propaganda: avevano detto d’aver risanato i conti, e adesso fonti autorevolissime ci dicono che siamo ancora molto lontani dall’obiettivo». Per Sandro Bondi è «curioso e sconcertante» che il ministro dell’Economia affermi di apprezzare i rilievi del commissario Ue Almunia: a questo punto - rileva il coordinatore di Forza Italia - Padoa-Schioppa dovrebbe o ritirare il Dpef o dimettersi». Davvero paradossale, al contrario, il commento del sottosegretario all’Economia Paolo Cento: «Il Fondo monetario boccia il Dpef? Allora siamo alla svolta: in Italia c’è bisogno di accompagnare le politiche di rigore con azioni di coesione sociale, perciò la drammatizzazione di Bruxelles e del Fmi non convince». Dello stesso avviso il segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto: «Le critiche dei poteri forti, mi dicono che siamo nel giusto».