Padoa-Schioppa per spezzare le reni alla Grecia

L’ex ministro prodiano sarà consulente del premier greco Papandreu sulla crisi.
L’allarme: potrebbe dare il colpo di grazia al Paese a forza di nuove
imposte

La buonanima di Mussolini, alla notizia, avrebbe gonfiato il petto tutto tronfio. Perché forse è la volta buona che riusciamo davvero a spezzare le reni alla Grecia. Non ci siamo riusciti nel Ventennio con i moschetti, ma adesso abbiamo trovato il metodo: esportiamo Tommaso Padoa-Schioppa per mandarli definitivamente sul lastrico.
In realtà, i nostri dirimpettai ionici hanno fatto quasi tutto da soli e pare che in un inspiegabile attacco di autolesionismo siano pronti a nominare l’ex ministro prodiano dell’Economia come consigliere del premier George Papandreu in materia di gestione del debito. Lo riportano le agenzie internazionali e il quotidiano ellenico To Vima e sembra ormai cosa fatta. Una bella scelta, quella di pescare il salvatore dalla Magna Grecia, soprattutto considerando che i bilanci di Atene sono già ridotti all’anoressia, dopo la tremenda crisi di questi ultimi mesi. Ma una scelta ancora più curiosa se si pensa che nel 2007 il Financial Times piazzava il nostro Tps al terz’ultimo posto nella classifica dei ministri finanziari d’Europa. Un passo avanti, dato che nel 2006 era miseramente ultimo.

Insomma, visto così l’«acquisto» di Padoa-Schioppa da parte dei greci equivale a una squadra di calcio che per salvarsi prenda Agroppi come allenatore. Anche perché - e forse questo nel Peloponneso e dintorni non si sa - Tps è l’uomo delle 69 nuove tasse in venti mesi di governo: l’aedo delle imposte, l’Omero della «Balzelleide». Questione di giorni e l’economo del Triveneto scenderà nelle polis greche armato di manovrine più indigeste del maledetto tzatziki tutto aglio e cetrioli.

Provate a immaginarvelo, Padoa-Schioppa. Immaginatelo mentre sbarca tutto sorridente al Pireo, in una Atene che è ancora tutta un pianto greco, che ha ancora negli occhi gli scontri sociali, la bancarotta, il disastro. Con la consueta buona creanza se ne uscirà immediatamente con una battutina da farsa sui «bamboccioni da abbandonare sul monte Taigeto». E pazienza se il monte sta a Sparta. Lasciatelo lavorare e vedrete se anche ad Atene, Salonicco e Creta i cugini ellenici non saranno costretti dall’austerity a una vita spartana.

I greci non ci metteranno molto a scoprire che Padoa-Schioppa non è Prometeo che regala il fuoco della ripresa, quanto piuttosto Atropo, la Moira che reciderà il filo della loro sopravvivenza economica. Capiranno ben presto che aver avuto una moglie con radici a Corfù non è sufficiente e che «Italia-Grecia: una faza, una raza» è uno slogan buono solo per Mediterraneo di Salvatores. Lo vedranno passeggiare nella sua caverna poco platonica e molto stoica, studiando nuovi modi di succhiare sangue, soldi e retsina ai contribuenti, magari esultando all’urlo di «le tasse sono bellissime, quasi quanto le spiagge di Mykonos». Lo sentiranno declamare grandi sillogismi come «i mercati non fanno distinzione tra decisioni sbagliate e decisioni irreprensibili» e malediranno l’Olimpo intero sentendogli ripetere che «l’immigrazione rafforza l’identità europea». E quando saranno finalmente consapevoli dell’errore fatto, all’improvviso si ritroveranno con il dazio sulla feta, il gravame sui passi del sirtaki, la stangata sulle sopracciglia folte. Si metteranno le mani in tasca per lapidarlo con le ultime monete rimaste e le troveranno più vuote di un’anfora a matrimonio finito.

Allora forse capiranno la sua pericolosità: perché se a loro bastarono trecento eroi per cacciare Serse alle Termopili, a noi per cacciare Padoa-Schioppa sono serviti milioni di italiani armati di scheda elettorale. E capiranno che - se non lo rimettono presto sul primo piroscafo - la storia riscriverà il monito anti-fascista «Hellàs einài tafòs tòn italòn», «la Grecia sarà la tomba degli italiani». Occhio, perché ci mettiamo un attimo a cambiarlo in «Padoa-Schioppa sarà la tomba dei portafogli greci».