Via Padova, 30 giorni per trattare e il Pdl promuove la linea dura

SICUREZZA Il centrodestra appoggia la battaglia per la legalità promossa in prima persona da De Corato

Da una parte c’è il tavolo regionale del Pdl che esprime «piena soddisfazione e totale appoggio nella battaglia per la legalità che stanno portando avanti il Comune e il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato in prima persona». E dall’altra, il sindaco che prende tempo e si dà trenta giorni per trovare insieme alle associazioni «soluzioni per migliorare la qualità abitativa della zona». Via Padova, dieci giorni dopo la guerriglia tra nordafricani e sudamericani per la morte di un ragazzo egiziano sembra una ferita ancora aperta. Ci prova il Pdl a ricucirla puntando sulla linea dura e sul tema della sicurezza. E ci prova anche il primo cittadino, investendo però sul fronte del sociale. Con un tavolo di lavoro permanente insieme alle realtà che operano sul territorio e gli assessorati competenti. E una scadenza: «Abbiamo due mesi di tempo - ha spiegato ieri il sindaco Letizia Moratti al termine dell’incontro con i rappresentanti delle associazioni di via Padova - ed entro il 31 marzo verificheremo come la messa in rete delle esperienze e delle proposte delle varie associazioni possa dare risultati». Anche perché - aggiunge la Moratti - chi vive e lavora sul territorio ha una visione diversa rispetto a quella di queste ultime settimane. Una lettura che parla di una realtà bella e ricca, non soltanto di risse e coltelli, con una diversità delle varie etnie che si arricchisce delle differenze culturali, religiose e sociali. «Abbiamo voluto mettere l’accento sui problemi sociali. La sicurezza vuol dire anche impianti sportivi che funzionano, luoghi culturali attivi e condizioni di vita migliori». Il primo cittadino ricorda tutti i finanziamenti dati dall’amministrazione pubblica. «Con la legge 285 abbiamo investito più di un milione e 400mila euro soltanto su via Padova. Più tutto quello che mettiamo nelle politiche sociali». Le vengono in mente ancora le parole dei rappresentanti delle realtà locali ed è pronta a scommettere che nessuno di loro lascerà quel quartiere. «Mi hanno parlato di una realtà positiva. Di un processo di integrazione a scala. Dicono di poter allargare la loro esperienza anche ad altre associazioni». Tra i presenti, a parlare con il sindaco, c’è anche Don Colmegna che assicura che il numero dei rom nel nuovo campo di transito di via Idro resterà 120, non uno di più. Asfa Mahmoud, presidente della Casa della cultura islamica che è favorevole all’integrazione e a mandare via i delinquenti. Mario Furlan, presidente dei City Angels, è certo che esistano molte altre realtà più pericolose di via Padova e di Milano stessa. Il problema di quel quartiere è che gli italiani hanno paura degli immigrati perché non li conoscono e gli immigrati si sentono criminalizzati. «Bisogna creare più occasioni di dialogo, vogliamo organizzare un’iniziativa tra italiani e stranieri». Come la festa di primavera il prossimo 22 maggio. Via Padova non è così come la si dipinge, è un melting pot dove l’illegalità va combattuta di pari passo con l’integrazione. «I militari sono un tampone - continua Furlan - ci vogliono politiche di mediazione e collaborazione e il sindaco ci ha mostrato grande disponibilità a dialogare». Sì però poi c’è anche la questione della sicurezza tout court. «Si è parlato di tutto tranne che di quello - sbotta Paolo Uguccioni del coordinamento comitati cittadini -. Non si è discusso di rafforzare i controlli. Mi è sembrata un’orchestra di soli violini, il sindaco per ora vuole ascoltare e fare tavoli per l’integrazione». Quello sulla sicurezza - ricorda la Moratti - è previsto per oggi.