Via Padova, arrivano i commercianti sentinella

La proposta dei negozianti: "Una nuova associazione per riqualificare
il quartiere e per segnalare le illegalità". Fermato un domenicano
coinvolto nell’omicidio. Ma gli egiziani portati al Cie dopo la
guerriglia sono già liberi

«Abbiamo portato un mazzo di fiori davanti al civico dove hanno ucciso il ragazzo egiziano. E va bene. Ma poi, bisogna passare ai fatti e fare qualcosa di concreto». La concretezza per Luigi Ferrario, presidente del coordinamento delle vie dello shopping, vuol dire creare una nuova associazione di «commercianti sentinella» in via Padova che aiutino a monitorare il quartiere con il sostegno delle forze dell’ordine. Sono passati cinque giorni dai fatti di via Padova, ora ci sono le volanti della polizia che presidiano il territorio. Ma chi vive qui da anni, è pronto a scommettere che le cose non finiranno così, che le violenze e il regolamento di conti potrebbe riprendere da un momento all’altro. Anche se ieri la polizia ha fermato un ragazzo domenicano regolare di 31 anni, O.G. coinvolto nell’omicidio di Ahmed Abdel Aziz. L’accusa è di omicidio volontario in concorso e lesioni volontarie aggravate per aver ferito al braccio il cugino del 19enne egiziano. Gli agenti della Squadra Mobile l’hanno trovato in auto tra Milano e Rozzano, il ragazzo con piccoli precedenti appartiene alla banda dei «Trinatarios». Nelle prossime ore potrebbero esserci nuovi fermi proprio mentre alcuni egiziani portati nel centro di identificazione ed espulsione di via Corelli dopo le devastazioni di sabato scorso, sono stati già rilasciati. Il riscaldamento e le telecamere in uno dei moduli del Cie sono stati danneggiati durante una protesta. Mancando i posti non rimane altro che rimetterli di nuovo il libertà. Così ci provano i commercianti a trovare un modo per riqualificare la zona e segnalare illegalità, disagi e degrado. «Essere nel negozio significa poter controllare la via. E quello dei commercianti segnalatori alle forze dell’ordine è un format che è già stato usato in altre parti della città e ha funzionato - continua Ferrario -. Vogliamo creare una collaborazione fra esercenti italiani e stranieri regolari». Che sono i primi a voler denunciare i delinquenti perché disonorano il loro paese e il loro essere immigrati qui in Italia. E poco importa se al momento si tratta solo di una proposta, i rappresentanti dei negozianti, imprenditori e professionisti milanesi hanno tutte le intenzioni perché il progetto si realizzi. In fondo, un primo test l’hanno già fatto ieri, in via Padova, entrando nei vari esercizi commerciali. Ora si tratta di scrivere un documento in arabo, cinese, italiano e spagnolo e sottoporlo agli esercenti. Esiste già un «nocciolo duro» di una decina di commercianti della via, tra cui cinesi, pronti a far parte del gruppo. «Vogliamo riportare il quartiere di via Padova a quello che era negli anni ’80 - spiega Alessandro Valsasina, ex presidente di Asco Ponte Nuovo -. Prima di dire che c’è la casbah, bisognava impedire che si formasse. Le licenze sono state liberalizzate, è vero, ma chi ha fatto i controlli prima di rilasciarle? Le norme ci sono. Alcuni dei titolari non sanno nemmeno parlare e scrivere in italiano. Hanno tutti prestanome». L’obiettivo della nuova associazione invece è fare in modo che la via sia frequentata da persone per bene e magari in questo modo miglioreranno anche gli affari. Se si vuole proprio pensare a incentivi o sgravi fiscali, aggiunge l’assessore regionale alla Protezione civile e dirigente lombardo del Pdl Stefano Maullu, «che i destinatari siano i commercianti del quartiere che vedono progressivamente ridursi clienti e incassi proprio in virtù della diminuzione degli italiani e l’aumento degli stranieri». Maullu ricorda anche il problema dell’abusivismo, degli alloggi che gli italiani affittano a stranieri a prezzi esorbitanti, e alla perdita di identità dell’intero quartiere. «Bisogna sfruttare l’occasione di Expo per la riqualificazione della zona. E la discussione del nuovo Pgt potrà essere una svolta».