Via Padova assediata dalle gang I milanesi terrorizzati: «Aiutateci»

Alle 21.30 via Padova sembra un’arena dove si è appena finito di combattere una guerra tra bande violentissima, senza esclusione di colpi. Con le macchine distrutte e rovesciate in mezzo alla strada, pezzi di vetrine infilati nei cestini della spazzatura e le donne che piangono davanti ai loro negozi massacrati dai colpi di spranga dei sudamericani. E i loro uomini che si tamponano le ferite con un fazzoletto bianco. In via Padova un’ora dopo la rivolta degli egiziani per vendicare l’assassinio di un loro connazionale, c’è una calma quasi irreale, come se la scintilla potesse esplodere di nuovo da un momento all’altro. Ci sono i poliziotti in assetto antisommossa che presidiano le strade, ma i gruppetti dei rivoltosi si sono staccati e girano nelle vie parallele in cerca di nuovi punti da colpire. All’altezza dell’80, proprio dove il ragazzo egiziano è stato ucciso, ci sono gli irriducibili che difendono il loro territorio. Hanno appiccato il fuoco vicino alla pozza di sangue del loro amico, gridando «vendetta». Chi vive in questo quartiere, dice che le risse sono all’ordine del giorno. Ce ne sarà almeno una o due a sera. Colpa dei sudamericani che sono sempre ubriachi e quando bevono perdono la testa, raccontano gli abitanti. E poi ci sono gli egiziani, i marocchini, gli arabi ognuno con la propria tradizione, cultura e religione da seguire e da far rispettare. «Ma quale ospitalità, quale? Se noi fossimo nel loro Paese, ci dovremmo adeguare e perché non lo fanno anche loro?». Il signor Mario è uno dei pochi italiani in questo quartiere, abita al civico 54 da dieci anni, ha comprato la sua casa per più di 200mila euro e ora che vorrebbe rivenderla non ci riesce. Nemmeno chiedendo 100mila euro in meno, così come gli chiedono dall’agenzia immobiliare. «Molta gente qui per strada quando deve passare, deve chiedere permesso. A casa nostra».
Quando racconta quello che è successo la signora Margot ha la voce strozzata in gola, si fa forza guardando quel che rimane della sua piccola polleria e comincia a ricordare. «Stavo lavorando come tutti giorni e all’improvviso sono arrivati loro. Saranno stati una trentina. Hanno cominciato a spaccare tutto». Si avvicina a un cestino della spazzatura e prende un pezzo di ferro. «Ecco era questo, poi sono entrati nel negozio e hanno picchiato i miei clienti, gli rompevano le bottiglie in testa e gli chiedevano i soldi. Ci siamo nascosti dietro il bancone, ma ci hanno picchiati lo stesso». Ora c’è l’adrenalina e Margot, sudamericana anche lei, come tutti i proprietari degli esercizi distrutti, non sente ancora le botte sul braccio. «Siamo stanche dell’ennesimo sangue in via Padova - scrive in una nota il Comitato Cittadino “Riprendiamoci Milano” -. Un fatto gravissimo che si poteva evitare. Avevamo già segnalato al sindaco Moratti, per mezzo del Prefetto non più di quindici giorni fa, il clima di tensione e di pericolo che da tempo cova nella via. Ma nulla è stato fatto. Siamo stanchi di vivere in questo macello urbano». A fine serata, la polizia porta via 25 egiziani su un autobus. Il quartiere prende fiato, ma forse è soltanto questione di poche ore.