Padova, gli autonomi di Casarin all’assalto delle ronde cittadine

Aggredito davanti alla polizia un drappello di politici che voleva monitorare la sicurezza

da Milano

Pensavano di imbattersi nel solito popolo della notte: spacciatori, prostitute, rapinatori. E in effetti la ronda formata da alcuni politici padovani è stata accerchiata nel cuore della città del Santo, solo che a dare l’assalto non è stata la malavita ma i giovani dei centro sociali. È accaduto nella notte fra venerdì e sabato, a due passi dalla stazione, quando un gruppo di ragazzi mascherati, una ventina in tutto, ha improvvisamente bloccato la pattuglia bipartisan composta da uomini e donne di diversa provenienza: c’erano i leghisti, fra i quali l’ex sottosegretario alla Pubblica istruzione Mariella Mazzetto, quelli di Alleanza nazionale e Forza Italia, socialisti dello Sdi ben rappresentati nella giunta di centrosinistra. Armati di telefonino volevano solo verificare la sicurezza delle strade in città. Ma la sorpresa l’hanno combinata i discepoli di Luca Casarini che a Padova hanno la loro raccoforte al Centro sociale Pedro.
L’aggressione è scattata intorno alle 23 ed è durata pochi minuti: i militanti del Pedro hanno estratto le bombolette e hanno cosparso di schiuma gli avversari che hanno deciso di non reagire, rimanendo immobili. Qualcuno ha lanciato coriandoli, in una sorta di anticipo del Carnevale, mentre il delfino di Casarini, Max Gallob, l’unico riconoscibile perchè privo di maschera, gridava slogan al megafono: «No alle ronde naziste», «no alle ronde fasciste» e altre frasi in rima.
Svuotate le bombolette, gli aggressori se ne sono andati. Ma qualche minuto dopo, intorno alla mezzanotte, hanno preso d’assalto un banchetto, sempre nei pressi della stazione, lanciando uova e pietre. «Abbiamo deciso di non reagire - spiega Domenico Menorello, ex vicesindaco e oggi consigliere comunale di Fi - per non innescare scontri che avrebbero potuto degenerare. In tutte e due le circostanze, fra l’altro, era presente la polizia che ha fatto finta di non vedere». Anzi, in un video si nota un dirigente della polizia che dice: «Avete fatto? Adesso basta». «È incredibile - conclude Menorello, riempito di schiuma fino a sembrare un pupazzo - ma invece di fronteggiare chi vende eroina o prepara assalti alle ville siamo costretti a fare i conti con i soliti giovani, anzi ormai ex giovani, dei centri sociali. Un fenomeno avvilente».
In realtà, le ronde stanno conoscendo un boom in tutto il Nord Est e sono uscite dal recinto leghista. Sono almeno 35 i comuni fra Veneto e Friuli in cui le pattuglie hanno cominciato a girare, munite di giubbino di riconoscimento e ricetrasmittente per chiamare le forze dell’ordine. Gli autonomi protestano e contestano, ma la gente si mette in coda per entrare nelle pattuglie e nella sola provincia di Treviso almeno 200 persone hanno telefonato al numero verde per offrirsi come volontari. A Rovigo il Comune sta organizzando ronde doc, anche se è vietato chiamarle così, con tanto di bando di reclutamento e paga fino a 260 euro mensili. A Padova il sindaco diessino Flavio Zanonato ha lanciato i «vigilantes della solidarietà», centauri divisi fra la vocazione del buon samaritano e la missione come poliziotti senza divisa.
Ieri, a Treviso, epicentro del fenomeno, è stato presentato con la benedizione di alcuni parlamentari locali, il progetto Veneto sicuro. Un concessionario di autombili della zona ha addirittura ceduto in comodato gratuito cinque Panda nuove per gli spostamenti al buio. Per quelli del Pedro, però, nella notte di Padova, Vicenza e Belluno il pericolo è rappresentato proprio dalle ronde. E così venerdì sera hanno bombardato con lo spray i consiglieri provinciali e comunali che sorvegliavano le vie della città.