Via Padova, fiaccole e quinto arresto Il ministro La Russa: «Più legalità, lo Stato qui deve essere soffocante»

Dopo la rivolta degli immigrati di sabato in via Padova, scattano le manette per la quinta volta. È stato fermato ieri dai carabinieri un altro responsabile delle violenze: un egiziano senza documenti, uscito dal centro di via Corelli. Un clandestino, come gli altri quattro arrestati. Gli inquirenti indagano nell’ambiente delle bande latinoamericane per trovare i responsabili dell’uccisione del giovane egiziano. E lanciano un appello ai viaggiatori dell’autobus su cui sono cominciate le provocazioni e gli insulti tra i due gruppi di stranieri nella speranza di ricostruire la dinamica dei fatti grazie alle testimonianze.
Dopo gli appelli del sindaco per garantire maggior sicurezza ai cittadini, oggi arriveranno 170 uomini inviato dal governo per sorvegliare la situazione nel quartiere-ghetto. Soddisfatto il sindaco: «Sono arrivate le risposte che chiedevamo». Per soffocare sul nascere certe violenze, il ministro della Difesa Ignazio La Russa sostiene che in zone come via Padova «la presenza dello Stato debba essere soffocante».
Mentre ieri sera si è registrata qualche tensione durante la fiaccolata organizzata dal Pdl, a causa dello sbarramento dei centri sociali, prende piede l’ipotesi politica della «quota stranieri» nei quartieri per scongiurare il rischio ghetto.
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni sostiene che i Comuni debbano impedire che nascano «nuove zone franche». E a sostenere «il tetto stranieri», come già avviene a scuola per la formazione delle classi miste, è anche il capodelegazione leghista in regione Davide Boni.