Padova, islam e droga nella guerra etnica

L’imam denuncia: dietro la battaglia di una settimana fa tra maghrebini e nigeriani c’è il dissidio sul traffico di stupefacenti. Ma anche tanti errori politici. E il piano di riqualificazione è bloccato

Stefano Filippi

nostro inviato a Padova

La chiamano il Bronx, senza fantasia, o la banlieue veneta, dopo gli incidenti di Parigi. Invece via Anelli non è periferia lontana e avvilita: si trova nel cuore della zona direzionale di Padova, circondata da palazzoni modernissimi, alle spalle di un hotel quattro stelle e a poche centinaia di metri da fiera e università. Via Anelli è malfamata, è la strada espropriata dagli immigrati africani, ma non è un ghetto razziale come sostengono i centri sociali cui il Comune di sinistra ha affidato gli «interventi di mediazione».
È un covo di delinquenti, il crocevia della droga, l'enclave dello spaccio e della prostituzione impuniti giorno e notte, la latrina che sprigiona violenza. Non però la rabbiosa insurrezione delle etnie oppresse, ma la ferocia delle bande criminali in lotta.
Una settimana fa in via Anelli è scoppiata la guerriglia. Scontri, saccheggi, maghrebini contro nigeriani, cinque ore di devastazioni estese fino ai binari della ferrovia, 21 arresti, 60 fermi, 172 extracomunitari identificati di cui 56 potrebbero essere espulsi, un centinaio di appartamenti perquisiti, sequestrati due chili di droga (cocaina ed eroina) e uno spaventoso armamentario non di pistole e mitra ma di machete, pugnali, roncole e asce, molte comprate poche ore prima al Brico. Duecento uomini delle forze dell'ordine sono intervenuti per sedare la rivolta e dalla sera del 26 luglio pattugliano la zona come fosse un quartiere di Beirut, impedendo l'accesso agli estranei. Con il risultato che ora gli spacciatori si sono dispersi per tutta la città.
Ieri il Comune ha organizzato una partita di calcetto tra maghrebini e nigeriani: squadre miste nel campetto allestito tra i palazzoni per dare un segnale di speranza. Oggi verrà Gianfranco Fini a toccare con mano che cosa succede nel civile Nordest. «Vogliamo riappropriarci simbolicamente di via Anelli e non vogliamo che con l'indulto sorgano altri ghetti», dicono i parlamentari di An Filippo Ascierto e Maurizio Saia.
Si è detto che la scintilla degli scontri è scoccata per motivi religiosi: l'assalto dei nigeriani a un locale trasformato in luogo di culto islamico. C'è voluto l'imam marocchino Abdelrahman Talibi per spiegare come stanno le cose: «I danni sono ingenti, ma sotto c'è la lotta per il mercato della droga».
In via Anelli i nigeriani controllano il commercio all'ingrosso, i maghrebini quello al dettaglio. Pare che gli uni vogliano tagliare fuori gli altri, o che i nordafricani stiano mettendo le mani su un grosso giro. Insomma, l'incursione nella moschea sarebbe soltanto un pretesto. Sufficiente però perché il sindaco ds Flavio Zanonato (osteggiato dalla Margherita) proponesse di costruire un nuovo tempio musulmano.
Ora a Padova la questione sembra soltanto il sì o no alla moschea, come se potesse sanare di colpo la situazione. «Nel 1985, quando comprai casa qui in via Anelli - rievoca l'ingegnere Michele Donati, uno dei proprietari che ancora ci vive e ci lavora - avevo setacciato la città. Questi nuovi miniappartamenti erano i più belli di Padova».
Il complesso Serenissima, oggi famigerato, è composto di sei palazzine con 279 alloggi, tre uffici, due negozi, cinque locali deposito e 293 garage. Molti comprarono per venirci ad abitare, altri per affittarli a universitari. La gestione di numerosi immobili fu affidata ad agenti senza scrupoli. Il Mattino di Padova scrisse che «670 studenti furono cacciati via a suon di misteriosi incendi e sostituiti con una massa di stranieri quattro volte superiore»: gente disposta a pagare affitti impossibili per ragazzi fuorisede che non fanno i protettori né spacciano droga.
Le istituzioni non reagirono a dovere. «Il buonismo della sinistra ha peggiorato le cose», sferza l'ex assessore azzurro Domenico Menorello ricordando che il sindaco di allora è lo stesso di oggi. Qualcuno conserva ancora i giornali con le parole dell'ex questore Romano Argenio: «Liberare via Anelli in un colpo solo vorrebbe dire avere quasi cinquecento extracomunitari che si redistribuiscono sul territorio. Con tutto quello che ne consegue». Insomma, meglio concentrarli per tenerli sotto controllo. Suicidio.
La giunta di centrodestra d'accordo con la Regione Veneto varò un programma da 15 milioni di euro per abbattere e ricostruire i palazzi: tutto fermo dopo il cambio di sindaco e i ricorsi contro gli espropri. Zanonato ha fatto sgomberare tre palazzine, ora ingabbiate da inferriate. Le altre sono una di italiani, una di maghrebini e una di nigeriani. «Facile la politica degli sgomberi - scuote la testa l'ingegner Donati -. Hanno cacciato anche persone anziane che devono finire di pagare il mutuo, non sanno dove dormire e non possono vendere perché le case non valgono più nulla. Io ho aspettato anni che arrivassero i nostri, adesso arrivano e sbattono fuori noi a calci».