Padova, marocchino sgozza la moglie adultera L'imam lo difende: "Lapidazione? E' nel Corano"

Scoperto il tradimento, il marocchino uccide la moglie. Maher Selmi, mediatore culturale e portavoce dell’associazione che gestisce la moschea di via Anelli, non condanna: "La lapidazione in quanto pena o
punizione c’è nel Corano". Scoppia la polemica. La Sbai: "Apologia di reato"

Padova - Le immagini di Sakineh avevano bucato i teleschermi del Vecchio Continente. L'orrore per la decisione di condannare alla lapidazione la donna, accusata di adulterio e omicidio, aveva portato in piazza migliaia di persone per sensibilizzare il tribunale iraniano. Oggi, la violenza del diktat coranico torna a dividere l'Italia. A scatenare la polemica è stato Maher Selmi, mediatore culturale
nonché portavoce dell’associazione Rahma che a Padova gestisce la moschea di
via Anelli. "La lapidazione in quanto pena o
punizione c’è nel Corano - spiega Selmi all'Adnkronos - un musulmano non la può negare. Però
bisogna stare attenti all’interpretazione: ci sono dei criteri per
infliggerla".

La lapidazione usata per punire le donne che tradiscono i mariti. E' una pratica comune nei Paesi islamici. Negli ultimi anni, però, anche l'Italia è vittima di episodi di violenza: uomini che vogliono "educare" le mogli o le figlie che si stanno occidentalizzando. Ieri, a Padova, Zrhaida Hammadi, 38enne carpentiere di origini
marocchine, quando si è visto mancare di rispetto non ha saputo
trattenersi e all’ennesima lite con la moglie l’ha aggredita con un
coltello colpendola al collo recidendole la giugulare. Secondo gli inquirenti, la donna, Fatima Chabani (33 anni), aveva aderito a "uno stile di vita piu occidentale"
ma avrebbe minato l’onore del marito sopratutto perché avrebbe
frequentato un altro uomo. Selmi dice di non voler commentare l'omicidio, ma mette le mani avanti: "Occorre la certezza sui motivi
che hanno portato al gesto e poi c’è una persona scomparsa alla quale
dobbiamo rispetto".

Le parole del mediatore culturale  fanno scoppiare un vero caso. Per la parlamentare del Pdl Souad Sbai ricorda che prima della fine del processo per Sanaa toccò a Begm Shnez essere
lapidata in casa. E attacca duramente la poszione di Selmi che "si permette di
elogiare la lapidazione e di riconoscere solo la legge islamica". Per la Sbai, "questa è apologia di
reato". Per questo, a breve il numero uno della moschea di via Anelli ne risponderà davanti ad un giudice.
"Oggi partirà infatti una lettera di denuncia al Procuratore di
Padova - spiega la Sbai - per far sì che questo mediatore fai da te ed estremista venga
allontanato al più presto dal ruolo".

Aconra una volta emerge con prepotenza la necessità di maggiori controlli sulle moschee e su chi vi lavora dento. "Occorre - puntualizza la Sbai - un controllo preventivo
sui mediatori culturali nonchè la previsione dell’espulsione diretta
con rimpatrio immediato per chi fomenta l’odio". Ma il mediatore non ci sta e rincara la dose: "I musulmani che vivono in Europa devono
cominciare a leggere e rileggere il loro testo sacro e reinterpretarlo
in modo che vada bene per la società in cui vivono". Sebbene ammetta che gli islamici non possono vivere in Italia nel modo
in cui vivo in Marocco o in Egitto, Selmi non condanna la pratica della lapidazione per le adultere. Anzi. "Ci sono delle
condizioni che devono coesistere per l’esecuzione ossia quattro
testimonianze coincidenti dell’adulterio - spiega - è chiaro che questa non è
una legge fatta per punire ma per allontanare. E poi non penso che
nessuna adultera andrà mai in un luogo pubblico a fare certe cose - conclude - ribadisco che non posso negare che la lapidazione c’è ma bisogna
capire".

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