Padova paradiso per i musulmani Il Comune offre la supermoschea

La giunta rossa ha concesso alla comunità islamica un ex supermercato di 500 metri quadrati nella zona famigerata di via Anelli. Canone di affitto: zero

nostro inviato a Padova

Una volta lo chiamavano la «sacrestia d’Italia», questo Veneto bigotto tutto casa, chiesa e Democrazia cristiana. La Dc è sparita, le chiese si spopolano e avanza l’islam. Che a Padova ha trovato un’amministrazione comunale (di centrosinistra) prodiga di regali. Una nuova moschea, gratis, nella famigerata via Anelli. Una superficie gigantesca, oltre 500 metri quadrati che fino a quattro anni fa ospitavano un supermercato, è stata trasformata in luogo di culto e socializzazione. Spese di affitto: zero. Garantisce il Comune.
L’idea è stata del capogruppo diessino in consiglio comunale, Umberto Zampieri. Come a Colle Val d’Elsa, c’è sempre un amministratore pubblico di sinistra che previene le richieste delle comunità musulmane. Nella Toscana di Arnolfo di Cambio i Ds vogliono essere gli apripista del multiculturalismo. Sotto le cupole della basilica di Sant’Antonio c’è qualche problema in più, la spinta di una drammatica emergenza: quella terra di nessuno appena fuori dal centro, regno dello spaccio e della malavita d’importazione. Le sei famose palazzine di via Anelli fecero il giro del mondo quest’estate, quando fu eretto il muro antispacciatori lungo 100 metri dopo un crescendo di violenze e scontri con le forze dell’ordine.
A cadenza regolare, questo ghetto invivibile si sta svuotando, il Comune sgombera proprietari e abusivi in attesa di definire il destino del complesso «Serenissima» entro l’estate, quando sarà rimasto un contenitore disabitato, il simbolo muto di un disastro. Nel frattempo bisogna trovare un alloggio agli inquilini. E una moschea ai musulmani. I quali avevano da sei anni in affitto (400 euro al mese) un locale per il culto al pianterreno del condominio, al civico 29 di via Anelli: una stanza piccola, che costringeva molti fedeli a stendere i loro tappetini all’esterno, sotto il porticato. «Dobbiamo aiutarli a trovare uno spazio idoneo, possiamo facilitarli in tutto affinché non ci siano intoppi burocratici. Possiamo trovare dei finanziamenti», spiegò il primo cittadino lo scorso agosto dopo la guerriglia tra polizia e malavita africana.
In ossequio al programma elettorale che prevedeva «l’impegno per realizzare un percorso di integrazione», Zanonato ha fatto di meglio: per la moschea ha preparato una soluzione «chiavi in mano» a costo zero. In via Anelli c’è una grande superficie inutilizzata, un ex supermercato. Il proprietario, la società Itd (International Transfer Diffusion, una serigrafia di Castelfranco Veneto), ha concesso il locale in comodato gratuito al Comune, il quale l’ha «sub-concesso» sempre gratis all’associazione islamica Rahma, che con 15mila euro ha ristrutturato e messo a norma l’immobile in tempo per potervi celebrare il Ramadan. C’è stata battaglia in giunta, perché la Margherita non era d’accordo. Durante un «conclave» convocato in un agriturismo a Salboro, il sindaco ha fatto una sfuriata al suo vice Claudio Sinigaglia e all'assessore Claudio Piron. E ha messo a tacere le frange moderate.
Alla fine è passata l’operazione pilotata da Daniela Ruffini (Rifondazione), assessore alla casa e all’immigrazione. Niente canone a carico del Comune, niente canone a carico del centro islamico. La delibera porta la data del 20 settembre. «Diversamente dall’affitto, un contratto di comodato si può rescindere in qualsiasi momento e dunque darà meno problemi quando dovranno lasciarlo. Potremo riprenderci lo stabile in ogni momento», dice l’assessore. Infatti la concessione del magazzino scadrà quando sarà completato lo sgombero di tutte le palazzine di via Anelli. Per quel giorno, l’associazione Rahma dovrà essersi trovata un’altra sede.
«Finalmente nel nuovo locale possono venire anche le donne e i bambini», dice Malek Abderrahim, il responsabile del sodalizio. Il giorno conclusivo del Ramadan, il 23 ottobre scorso, erano oltre 500 le persone in preghiera. Il venerdì sera, per la preghiera settimanale, si rischia di restare fuori se non si arriva in orario. Sono già state avviate scuole di Corano e di lingua araba per i più piccoli: per due ore la domenica mattina, seduti sui tappeti nuovi, si studia, si prega e si gioca. In cantiere c’è poi tutta una serie di iniziative culturali e anche assistenziali. «Questa però non è una scuola coranica e io non sono un imam perché non ho una conoscenza approfondita del Corano e degli editti del Profeta», precisa Abderrahim. Comunque è lui a guidare la preghiera e indirizzare le attività dell’associazione.
In città, però, galoppa lo scetticismo. La comunità islamica sarà capace di trovare un nuova moschea e attrezzarla entro l’estate, quando il complesso di via Anelli sarà raso al suolo? Davvero nessuno opporrà resistenza al momento di restituire quello che è diventato suolo consacrato ad Allah? Non ci saranno deroghe se il nuovo luogo di culto non sarà ancora pronto? E si accetterà tranquillamente di chiudere il principale luogo di ritrovo per i musulmani di Padova? «Chiunque voglia ascoltare senza pregiudizi ideologici l’umore prevalente in città, sa che a Padova sta passando un messaggio negativo e rischioso, che fomenta la diffidenza e la paura, l’esatto contrario dell’integrazione - sintetizza l’avvocato Domenico Menorello, consigliere comunale di Forza Italia -. Piaccia o no, l’apertura voluta e consentita dal Comune della moschea in via Anelli comunica due contenuti negativi: primo, che la priorità dell’amministrazione non è la sicurezza pubblica; secondo, che non c’è adeguata coscienza e difesa dell’identità occidentale».
(4. Continua)