Via Padova, è qui la casbah di Milano

L’edificio, in stile Ottocento, sarà sede di associazioni, artisti, ma anche di un lounge bar con tavolini per tutti i visitatori e di una sala convegni

Oltre 134mila abitanti, il 16,1 per cento dei quali di origine straniera. Benvenuti nella casbah di Milano, una strada - via Padova - e una piazza - Loreto - nella quale la concentrazione di extracomunitari (la maggior parte di religione musulmana) è la più alta della città. Basta un’occhiata fugace alle vetrine dei negozi per accorgersi che qui gli italiani non possono che sentirsi in minoranza, quasi fossero ormai semplici ospiti. La maggior parte delle macellerie tratta la carne secondo il rituale islamico, le piadine sono da tempo state sostituite dai kebab mentre, ogni dieci metri, un «Phone center» promette collegamenti telefonici con l’estero al ribasso.
La zona 2, che si estende dalla stazione Centrale a Gorla passando per viale Monza, via Padova, Crescenzago, Porta Nuova e piazzale Loreto, vive da sempre un difficile equilibrio fra voglia di integrazione e necessità di salvaguardare cultura e tradizioni meneghine. Fra nuovi residenti - i cittadini extracomunitari che nell’area hanno concentrato i propri affari - e vecchi cittadini, che all’ennesimo ristorante cino-arabo-sudamericano tornano a lamentarsi dell’invasione. «Non è possibile che a pochi passi dal centro di Milano non sia possibile trovare un solo negozio italiano - protesta un anziano signore -, negli ultimi anni i locali che vendono prodotti arabi si sono moltiplicati». Problema marginale, se paragonato con il senso di insicurezza che attanaglia i residenti, specialmente dopo il tramonto. Succede, per esempio nelle vicinanze della fermata Pasteur della linea 1 della metropolitana. «Prendo la metro ogni giorno - racconta Paola, 20 anni -, spesso rientro tardi, con l’ultima corsa. Per raggiungere casa devo percorrere circa cento metri. Non sono mai tranquilla, anche perché qui gira molta droga».
E non si sentono tranquilli neanche i cittadini che abitano nelle vicinanze della stazione Centrale. Per non parlare dei viaggiatori che, ogni volta, devono misurarsi con pusher magrebini, borseggiatori - molte volte ragazzini di etnia rom -, e sbandati senza fissa dimora che sulle panchine dello scalo ferroviario hanno costruito le proprie «case». Adesso a complicare la situazione contribuiscono i lavori di ristrutturazione - a conclusione dei quali la Centrale rinascerà - che creano molte zone buie e difficili da controllare.
E difficili da controllare sono anche i sottopassi che, dalla Stazione, conducono verso la circonvallazione. In uno di questi - percorso ogni giorno da migliaia di auto - pochi mesi fa un ragazzino minorenne, affetto da problemi psichici, è stato aggredito e sodomizzato. Solo l’intervento di un passante, e poi di due vigilesse, ha scongiurato il peggio. Ma il degrado, in zona 2, tocca anche le aree verdi frequentate da mamme e bambini. Il parco Trotter, per esempio, nel quale sorge il complesso scolastico la «Città del sole». E via Benedetto Marcello dove, a parte i disagi causati dal cantiere per la costruzione di un parcheggio interrato, l’emergenza è sempre la prostituzione e il conseguente via vai, anche nelle strade adiacenti, delle macchine dei «clienti». «Siamo costretti a rintanarci in casa dopo il tramonto - spiega sconsolata una signora -. Qui di notte è pericoloso circolare». Anche perché, accanto alle lucciole, si piazzano i pusher.
Proprio per mettere fine all’assedio e alla paura avvertiti dai residenti, l’amministrazione si è posta l’obiettivo di riqualificare la zona e di aumentare le aree verdi.